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Un luogo incerto – Fred Vargas

Incipit Un luogo incerto

Il commissario Adamsberg sapeva stirare le camicie, sua madre gli aveva insegnato ad appiattire il carré e lisciare il tessuto intorno ai bottoni. Staccò il ferro, mise gli abiti in valigia. Rasato, pettinato, partiva per Londra. Impossibile sottrarsi.
Piazzò la sedia nel riquadro di sole della cucina. La stanza aveva finestre su tre lati, perciò spostava continuamente la sedia intorno al tavolo rotondo, seguendo la luce come la lucertola che gira intorno a un masso. Appoggiò la tazza di caffè lato est e sedette con la schiena al caldo.

Incipit tratto da:

Un luogo incerto di Fred Vergas

Incipit Un lieu incertain

Le commissaire Adamsberg savait repasser les chemises, sa mère lui avait appris à aplatir l’empiècement d’épaule et à lisser le tissu autour des boutons. Il débrancha le fer, rangea les vêtements
dans la valise. Rasé, coiffé, il partait pour Londres, il n’y avait pas moyen de s’y soustraire. Il déplaça sa chaise pour l’installer dans le carré de soleil de la cuisine. La pièce ouvrait sur trois côtés, il passait donc son temps à décaler son siège autour de la table ronde, suivant la lumière comme le lézard fait le tour du rocher. Adamsberg posa son bol de café côté est et s’assit dos à la chaleur.

Incipit tratto da:

  • Titre: Un lieu incertain
  • Auteur: Fred Vargas
  • Editeur: Viviane Hamy
  • Langue: Français

Quarta di copertina / Trama
Al cancello del vecchio cimitero di Highgate ci sono diciassette scarpe, ben allineate, con la punta rivolta verso il cimitero. E con i piedi mozzati dentro. Se il Tagliatore di piedi, pensa il commissario Adamsberg, ha abbandonato lí il suo tesoro, come non gli bastasse più, quale nuovo orrore si sta preparando?
Adamsberg, con l’impagabile Danglard, si trova, un po’ annoiato, in Inghilterra per una riunione della Grande Europa poliziesca: si tratta nientemeno che di «armonizzare i flussi migratori» con i colleghi di ventitré Paesi… Ma dove c’è Adamsberg tutto può accadere. E il ritrovamento delle diciassette scarpe – o come dice il preciso Danglard, «diciassette piedi, otto paia e un piede singolo» – spinge il nostro «spalatore di nuvole» a percorrere un’altra Europa: quella dove dopo quasi trecento anni la stirpe di Dracula non ha smesso di infestare il mondo. Tra Londra, i dintorni dell’Hauts-de-Seine e la Serbia, attraverso il «nero tunnel» che conduce alla tomba di Peter Plogojowitz, riesumato nel 1725 col sospetto di essere un vampiro, l’indagine poliziesca si intreccia all’esplorazione di quel continente ignoto che è la follia umana.
«Avevo da due anni l’idea delle scarpe in cui sarebbero stati ritrovati piedi mozzati. È venuta fuori da una chiacchierata con mio figlio, si scherzava. “Immagina che si trovino diciassette scarpe”, “Ah sí, ma con i piedi dentro…” Poi avevo voglia di una storia di vampiri, una bella storia di vampiri, come quelle che si raccontano attorno al fuoco per sospendere l’ansia della vita. Avevo tredici anni quando ho letto Bram Stoker. Mi colpí molto. E mi sono interessata al caso Plogojowitz, che aveva fatto molto scalpore nel diciottesimo secolo. Pensavo che Plogojowitz venisse dalla Slovenia, dunque ho cominciato a scrivere in quella direzione, fino a che non ho conosciuto una signora serba molto colta… Questo mi ha sconcertato: la Serbia è troppo sensibile, le persone sarebbero di sicuro andate in bestia… Ma insomma, Plogojowitz è un personaggio davvero esistito e viene davvero da lí. Dunque ho trovato questo stratagemma, di persone che non parlano della guerra, e di uomini che non avevano partecipato alla guerra perché “qui non lasciano donne e bambini soli al villaggio”».
(Ed. Einaudi; Stile Libero Big)

Bibliografia Fred Vargas

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