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Il mare colore del vino – Leonardo Sciascia

Incipit Il mare colore del vino

Il treno che nell’estate parte da Roma alle 20,50 – diretto per Reggio Calabria e Sicilia, annuncia dall’altoparlante una voce femminile che, nel rivolo dei viaggiatori che si muove verso quel treno, un rivolo che trascina valige legate con la cordicella e mappate di tela, evoca e sospende tra i fili della stazione Termini, verso il cielo della sera, un volto femminile di appena sfiorita bellezza – porta una vettura di prima classe Roma-Agrigento: enorme privilegio sollecitato e mantenuto da tre o quattro deputati della Sicilia occidentale. In verità, dei treni diretti al sud, questo è il meno affollato: in seconda classe sono pochi i viaggiatori che non trovano posto a sedere: e in prima, specialmente nella vettura per Agrigento, è possibile avere uno scompartimento tutto per sé – basta spegnere la luce, tirare le tendine e distribuire bagagli e giornali sui sedili: almeno fino a Napoli, e se volere essere prudente fino a Salerno. Superata Salerno, potete mettervi a dormire, magari in canottiera o addirittura in pigiama, che nessuno verrà a cercare posto proprio nello scompartimento vostro. Ma questa comodità relativamente ai posti la si sconta ad usura degli orari: perciò i siciliani preferiscono il direttissimo che partendo due ore prima arriva ad Agrigento, estrema stazione, con un vantaggio di almeno sette ore.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Il mare colore del vino
    • Autore: Leonardo Sciascia
    • Casa editrice: Eianudi

Bibliografia Leonardo Sciascia

Il mare colore del vino - Leonardo Sciascia

Quarta di copertina / Trama
Leonardo Sciascia a raccolto in questo volume una serie di racconti che costituiscono una piccola «summa» dei temi e dei modi narrativi che gli sono più cari.
Anche in questi racconti Sciascia conduce il suo scavo sul duplice versante di un passato storico e di un presente entrambi nitidamente emblematici. Certe storie, come quelle dell’anziano giurista don Nicola Cirino che ottiene, in cambio di favori presso le sue conoscenze altolocate dell’amministrazione borbonica, le grazie lunari della giovanissima Concettina; o come quella, assai più tragica e di sapore stendhaliano, di Eufrosina, bella, sciocca e crudele, ci riportano alle pagine del consiglio d’Egitto, al gusto di un’erudizione che lievita felicemente nel romanzesco.
In altri racconti (come La rimozione, in cui la delusione di una credente per il «declassamento» di santa Filomena trova un puntuale risvolto in quella di un militante per la fine del culto staliniano; o come Un caso di coscienza, in cui un avaro scopre nelle rubriche di un settimanale «rosa» le confessioni di un’anonima peccatrice del suo paese, che si scatena a scoprirla). l’atmosfera è quella degli Zii di Sicilia. Le beffarde disquisizioni filosofiche di un boss e di un suo gregario sull’etimologia della voce «mafia», o i colpi di scena di un cruento western paesano ricordano gli intrighi di A ciascuno il suo e del Giorno della civetta.
E ancora, e sorprese di Gioco di società, un «giallo» di magistrale intensità, evocano quelle, non meno vertiginose, del contesto.
Il «divertimento» che offrono questi racconti così perfettamente conclusi si accompagna – come sempre nei libri si Sciascia – alle interrogazioni e alle provocazioni di una intelligenza lucida e amara, che non rinuncia a gettare il suo scandaglio nel profondo di una sconcertante verità umana, con l’inconfondibile timbro ironico, intriso di pietà, risentimento civile, segreta malinconia.
(Ed. Einaudi; Nuovi Coralli)

Bibliografia Leonardo Sciascia

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