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Il mio paese inventato – Isabel Allende

Incipit Il Mio Paese Inventato

Sono nata tra le nuvole di fumo e la carneficina della Seconda guerra mondiale e ho trascorso la maggior parte della mia giovinezza in attesa che qualcuno, premendo distrattamente un bottone, facesse esplodere le bombe atomiche e saltare in aria il pianeta. Nessuno sperava di vivere a lungo; andavamo di fretta, divorando ogni istante prima che ci sorprendesse l’apocalisse, perciò non c’era tempo di stare a guardarsi l’ombelico e prendere appunti, come si usa adesso. E per di più sono cresciuta a Santiago del Cile, dove qualunque naturale inclinazione autocontemplativa è stroncata sul nascere. Il motto per definire lo stile di vita di quella città è: “Chi dorme non piglia pesci”. In altre società più raffinate, come quella di Buenos Aires o New York, andare dallo psicologo era una cosa normale; non andarci era considerato un segno di ignoranza o semplicioneria. In Cile, invece, ci andavano solo i pazzi pericolosi con la camicia di forza; ma questo cambiò negli anni settanta, con la rivoluzione sessuale. Chissà che le due cose non siano collegate… Nessuno della mia famiglia è mai stato in terapia, nonostante qualcuno di noi fosse un vero caso clinico, perché l’idea di fare le proprie confidenze a uno sconosciuto – e per giunta pagarlo perché ascoltasse – era considerata assurda; per questo c erano i preti e le zie. Non indulgo spesso alla riflessione, ma nelle ultime settimane mi sono sorpresa a ripensare al passato con una frequenza che può spiegarsi solo come un segno di senilità precoce.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Il mio paese inventato
    • Autrice: Isabel Allende
    • Traduzione: Tiziana Gibilisco
    • Titolo originale:Mi país inventado
    • Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia di Isabel Allende

Il mio paese inventato di Isabel Allende
Incipit Mi País Inventado

Nací en medio de la humareda y mortandad de la Segunda Guerra Mundial y la mayor parte de mi juventud transcurrió esperando que el planeta volara en pedazos cuando alguien apretara distraídamente un botón y se dispararan las bombas atómicas. Nadie esperaba vivir muy largo; andábamos apura dos tragándonos cada momento antes de que nos sorprendiera
el apocalipsis, de modo que no había tiempo para examinar el propio ombligo y tomar notas, como se usa ahora. Además crecí en Santiago de Chile, donde cualqui er tendencia natural hacia la autoc ontemplación es cercenada en capullo. El refrán que define el estilo de vida de esa ciudad es: «Camarón que se duerme se lo lleva la corriente». En otras culturas más sofisticadas, como la de Buenos Aires o Nueva York, la visita al psicólogo era una actividad normal; abstenerse se consideraba evidencia de incultura o simpleza mental. En Chile, sin embargo, sólo los locos peligrosos lo hacían, y sólo en una camisa de fuerza; pero eso cambió en los años setenta, junto con la llegada de la revolución sexual. Tal vez exista una conexión… En mi familia nadie recurrió jamás a terapia, a pesar de que varios de nosotros éramos clásicos casos de estudio, porque la idea de confiar asuntos íntimos a un desconocido, a quien además se le pagaba para que escuchara, era absurda; para eso estaban los curas y las tías. Tengo poco entrenamiento para la reflexión, pero en las últimas semanas me he sorprendido pensando en mi pasado con una frecuencia que
sólo puede explicarse como signo de senilidad prematura.

Incipit tratto da:

  • Título : Mi país inventado
  • Autor : Isabel Allende
  • Editor : HarperCollins
  • Lengua : Español

Quarta di copertina / Trama
“Da quando attraversai le Ande ho cominciato inconsapevolmente a inventarmi un paese.” Come i personaggi di alcuni suoi romanzi memorabili, Isabelle Allende, segnata da un doloroso senso dell’esilio, torna con il ricordo alle sue radici, a un paese ormai “inventato” e sfocato per la lunga distanza, i traumi del golpe, la diaspora della famiglia, la sua odissea intessuta di passioni, drammi, successi.
Oggi, dopo tanta vita e tanti abbandoni, tanti libri scritti e tanta nostalgia, al Cile di Isabel, immaginato e sognato, custodito come paesaggio interiore e abitato dagli spiriti defunti, si sovrappone un luogo finalmente reale: l’orgoglio felice delle radici, il piacere di riscoprire una parte silenziosa di se stessa dentro la familiarità delle parole, la curiosità delle conversazioni, la sorpresa dei comportamenti, l’incanto dei paesaggi luminosi, il calore e l’eccentrica vitalità dei suoi compatrioti. Così un luogo della mente diventa la tangibile terra delle origini e, se tutto questo non basta a cancellare il dolore dell’esilio, serve dare un senso e un valore alla nostalgia.
(Ed. Universale Economica Feltrinelli)

Bibliografia di Isabel Allende

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