Mi sono perso a Genova - Maurizio Maggiani
Incipit Mi sono perso a Genova
Per tutto il tempo che sono stato bambino, e cioè fin verso l’età del mio primo viaggio alla città di Genova, ho vissuto in una casa che aveva una cucina e intorno diverse camere da letto. La cucina era molto grande, in modo da poter dar da mangiare a una grossa famiglia. Per tutto il giorno quella cucina così vasta rimaneva deserta, abitata solo dalla sua padrona, che era anche la padrona della casa e protettrice di tutta la famiglia: la mia bisnonna Veronica. La Veronica compariva e scompariva, operava, accendeva e spegneva, versava e rivoltava emettendo i suoni lievi di uno spirito abitatore. Per il resto, silenzio. Ma la sera la cucina era piena zeppa di gente. Tutta gente che era sparita di casa di prima mattina, tutti quanti andati ad annegarsi nel loro lavoro, arrivati sfiniti al loro unico riparo. A quella cucina, alla sua tiepida luce, alle sue sedie impagliate, a quel tavolo gigantesco di legno di castagno coperto da due tovaglie, che una non bastava. Per la tavolata la Veronica aveva apparecchiato da mangiare perché tutti si potessero rimettere in forze; aveva preparato cose buone e forti, da digerire con calma nella notte. Prima di mettersi a tavola la famiglia si lavava nei catini e nelle conchette sparse intorno al camino con pani di sapone giallo, e si cambiava d’abito e di scarpe. Quelli che tornavano dai campi entravano nella cucina già scalzi, ma i loro piedi facevano rumore come se fossero suole.
Incipit tratto da:
- Titolo: Mi sono perso a Genova
- Autore: Maurizio Maggiani
- Casa editrice: Feltrinelli