Muo e la vergine cinese – Dai Sijie

Incipit Muo e la vergine cinese

Una catena di ferro rivestita di plastica rosa trasparente si riflette, come una lucida serpe, nel finestrino di un vagone dietro il quale alcune luci segnaletiche vanno rimpicciolendosi fino a diventare minuscoli punti color smeraldo e rubino, presto inghiottito dai vapori di una calda notte di luglio.
(Solo pochi minuti primi, nel sudicio ristorante di una stazioncina nei pressi della Montagna Gialla, nel Sud della Cina, quella stessa catena assicurava al piede di un tavolo in finto mogano una valigia Delsey celeste, munita di rotelle e di un manico estraibili in metallo cromato, appartenente a Muo, aspirante psicanalista di origine cinese da poco rientrato dalla Francia).

Incipit tratto da:

    • Titolo: Muo e la vergine cinese
    • Autore: Dai Sijie
    • Traduzione: Angelo Bray e Marina Di Leo
    • Titolo originale: Le complexe de Di
    • Casa editrice: Adelphi

Bibliografia Dai Sijie

Muo e la vergine cinese di Dai Sijie

Quarta di copertina / Trama
Qual è il maggiore contributo che la Francia abbia dato alla civiltà? Muo (giovane cinese che proprio a Parigi studia da psicoanalista, ed è totalmente imbevuto di cultura freudiana, con un penchant per la scuola lacaniana) non ha dubbi: l’ideale cavalleresco. E come in un’eroica chanson de geste torna in patria per salvare la dama dei suoi sogni dal pericolo che la minaccia. Vulcano della Vecchia Luna, la bella compagna di scuola che di lui, miope e bruttino, non ne ha mai voluto sapere, è stata infatti arrestata per aver venduto foto proibite a un giornale straniero, e rischia una pesante condanna. Ma Muo non è Orlando: è un irresistibile iellato – tanto più che il certame in cui si parrà la sua virtù è dei più imbarazzanti, per non dire grotteschi (il prezzo da pagare al terribile giudice Di per la salvezza dell’amata è una vergine), e che l’unica arma a sua disposizione è una scienza di cui, come sarà costretto a constatare dopo alcuni volenterosi ma sfortunati tentativi, i suoi connazionali non riconoscono l’utilità. Risoluto a compiere la sua missione, Muo viene trascinato (e il lettore con lui) in una ridda di avventure comiche e stralunate, da ognuna delle quali, come in un cartone animato, si rialza un po’ acciaccato ma pronto a rimettersi in cammino e ad affrontare, impavido e cocciuto, ogni sorta di prove. Alle sue gesta non fanno da sfondo reami fatati, bensì la Cina di oggi: una Cina al tempo stesso ultramoderna e arcaica, efficiente e corrotta, scalcagnata e inesorabile, nella quale Muo rischia di smarrirsi come in uno di quei sogni dei quali ha ormai capito di non possedere la chiave, una Cina di cui Dai Sijie ci fa percepire con straordinaria, onirica precisione immagini, personaggi, suoni, colori, odori, sapori.
(Ed. Adelphi; Fabula)

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