Una mutevole verità – Gianrico Carofiglio

Incipit Una mutevole verità - Gianrico Carofiglio

Incipit Una mutevole verità

Cardinale Lorenzo detto ’u tuzz’ – cioè «la testata» – era un rapinatore, specializzato in banche e uffici postali. Lui e i suoi complici avevano una tecnica semplice e molto efficace: rubavano un’auto di grossa cilindrata, o addirittura un camion; aspettavano l’orario di chiusura al pubblico, quando le casseforti erano aperte, i sistemi di sicurezza a tempo disattivati e gli impiegati contavano il denaro. Allora lanciavano l’auto – o il camion – a marcia indietro contro la vetrina blindata, la sfondavano, entravano armi in pugno, prendevano il denaro e andavano via. Ovviamente con una macchina diversa. Quella utilizzata per lo sfondamento rimaneva infilata nella vetrina come un’installazione postmoderna, e cosí la ritrovavano la polizia o i carabinieri.

Incipit tratto da:
Titolo: Una mutevole verità
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi

Qui è possibile leggere le prime pagine di Una mutevole verità

Una mutevole verità - Gianrico Carofiglio

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Quarta di copertina / Trama

Un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice. Cosí pensa il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, che si trova a indagare su un omicidio dove tutto appare troppo chiaro fin dall’inizio. Non fosse che al principale sospettato, su cui si concentra ogni indizio, mancava qualsiasi movente per commettere il delitto. In un folgorante romanzo breve, Gianrico Carofiglio orchestra una storia perfetta e dà vita a un nuovo personaggio: malinconico e lieve, verissimo, indimenticabile.
«Ottimo, quando un’indagine prende un’accelerazione cosí immediata e rapida. Però il rischio, in questi casi, è di mettere a fuoco una cosa soltanto, e di tralasciare ogni altro dettaglio, che magari è importante o addirittura decisivo. E lí c’era qualcosa fuori posto, che non era riuscito a identificare. Un’incoerenza, un elemento dissonante. La dote fondamentale dello sbirro è proprio questa, Fenoglio lo aveva sempre pensato. Andare alla ricerca delle discontinuità, delle note dissonanti».
(Ed. Einaudi, Stile Libero Big)

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