Il padiglione d’oro – Yukio Mishima

Mio padre mi aveva parlato spesso del Padiglione d’oro, fin da quand’ero bambino.

Incipit Il padiglione d’oro

Mio padre mi aveva parlato spesso del Padiglione d’oro, fin da quand’ero bambino. Sono nato su uno sperduto promontorio che s’avanza nel mar del Giappone a nord-est di Maizuru. Mio padre era nato invece a Shiraku, più ad oriente; poi, la vocazione lo aveva fatto abate e l’aveva portato a vivere in romitaggio, su quel promontorio; là si era ammogliato e aveva procreato me. A capo Nariu e nei dintorni scuole medie non ce n’erano, e così a una certa età dovetti staccarmi dal focolare paterno. Fui affidato ad uno zio e frequentai la scuola di Maizuruest: la scuola un po’ fuori paese, e ogni giorno per arrivarci dovevo fare un bel pezzo di strada a piedi.
Il paese di mio padre era pieno di luce e di sole, ma fra novembre e dicembre non mancavano ripetuti scrosci di pioggia e spesso senza che neppure una nuvola li lasciasse prevedere; mi domando ora se la mia volubilità non abbia avuto la sua prima causa proprio in quel clima.

Incipit tratto da:
Titolo: Il padiglione d’oro
Autore: Yukio Mishima
Traduzione: Mario Teti
Titolo originale: Kinkakuji
Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia di Yukio Mishima

Il padiglione d’oro di Yukio Mishima
Quarta di copertina / Trama

Non c’è recensore, in Giappone e fuori, che, cercando parentele o fonti d’ispirazione per questo capolavoro della letteratura giapponese moderna, non abbia fatto il nome di Dostoevskij. Incominciarono i giapponesi: per quanto la cosa possa apparire sorprendente, la voga di Dostoevskij aveva raggiunto nell’immediato dopoguerra un’ampiezza senza precedenti e nel triennio 1947-50 Delitto e castigo era stato uno dei più clamorosi best-seller della storia dell’editoria nipponica. È appunto nel 1950 che avvenne il fatto che ispirò a Mishima questo Padiglione d’oro, che è del 1958: un giovane accolito buddista, deforme e balbuziente, dà fuoco a uno dei maggiori monumenti dell’arte giapponese, il padiglione di un celebre santuario di Kyoto, il Kinkakuji, il quattrocentesco tempio zen. La storia di questo clamoroso gesto è raccontata da Mishima con aderenza alla cronaca, ma in modo da assegnare un senso simbolico ossia problematico all’azione del piromane. La chiave dell’ossessione di Mizoguchi, Mishima la ricerca in quell’attesa quasi magica della grande distruzione che rappresenta il tema profondo di tutta la prima parte del libro fino al giorno della sconfitta bellica del Giappone. La calata agli inferi si svolge sul tema di straordinarie, attonite rievocazioni di memorie dell’infanzia. Il tema della bellezza suprema del padiglione affonda le sue radici in un’ossessione infantile esorcizzata dallo storpio Mizoguchi con un atto che trova giustificazione anche nella dottrina buddista della morte al mondo e della cancellazione del bello in quanto pura apparenza.
(Ed. Feltrinelli; U.E.)

Cronologia opere di Yukio Mishima