Piazza d’Italia – Antonio Tabucchi

Incipit Piazza d’Italia

Quando Garibaldo, quel giorno da chiodi, si beccò la pallottola in fronte (un forellino capocchioso, nemmeno un foruncolo), mentre stramazzava nel bacinìo della piazza, proprio davanti allo Splendor, volle avere l’ultima parola. Ma invece la lingua liberò un gorgoglio squaccheroso che udirono solo pochi che gli stavano vicino:
“Abbasso il re!”

Incipit tratto da:

Piazza d’Italia - Antonio Tabucchi

Quarta di copertina / Trama
Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un’appendice.

Un borgo toscano nelle paludi, vicino al mare. Una famiglia di anarchici, ribelli per temperamento e tradizione, si incarna, nell’arco di tre generazioni, in tre personaggi dai nomi emblematici – Garibaldo, Quarto e Volturno – e nelle donne combattive e coraggiose che li affiancavano.
È il primo Tabucchi, ma vi sono già tutti gli elementi delle sue opere più mature: il doppio, il gusto degli equivoci, la fascinazione epica, la tensione morale, da Il gioco del rovescio a Sostiene Pereira.
In queste pagine, l’autore tratteggia con humour e delicata malinconia un mondo contadino, arcaico, ormai scomparso, e ricostruisce con fantasiose trovate un’antistoria d’Italia dalla parte dei perdenti, una fiaba popolare pervasa dal senso, arcano ma non oscuro, della fragilità della vita.

Questo libro è memoria, una memoria lunga che si oppone alla memoria breve dei mass media. Io ho sempre creduto nella letteratura come memoria.
Antonio Tabucchi
(Ed. Feltrinelli; Economica Universale)

Bibliografia Antonio Tabucchi