Il re dei giochi – Marco Malvaldi

Il biliardo è molto bello.

Incipit Il re dei giochi

Il biliardo è molto bello.
Le zampe sono grosse, poggiano bene in terra e danno l’impressione di qualcosa di inamovibile, che è sempre stato lì, sin dalla notte dei tempi o prima ancora. Intorno, alle pareti, ci sono due rastrelliere che allineano una decina di stecche tutte uguali, il che significa che il biliardo è nuovo e che non c’è stato ancora bisogno di comprare altre stecche in sostituzione di quelle rovinate, o fregate. Sopra il biliardo si affacciano tre lampadari, verdi per tradizione, che hanno intorno, come un simbolo magico, la scritta: biliardi Mari.
Ma tutto questo, uno lo nota solo quando queste luci sono spente.

Incipit tratto da:
Titolo: Il re dei giochi
Autore: Marco Malvaldi
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Marco Malvaldi

Copertina di Il re dei giochi di Marco Malvaldi
Quarta di copertina / Trama

Ritornano i quattro vecchietti detective del BarLume di Pineta, con il nipote Massimo il «barrista» e la brava banconista Tiziana. Dopo La briscola in cinque e Il gioco delle tre carte, con Il re dei giochi si può dire che ora siamo alla serie, sia per la caratterizzazione ben sagomata e viva di ciascun personaggio che lo rende familiare, sia per il brio naturale con cui, come un meccanismo ben avviato, funziona l’eccentrico amalgama che struttura le storie. Marco Malvaldi incardina senza sbalzi tre generi: la farsa comica della diatriba ininterrotta dei quattro amici pensionati al bar, stolidi, politicamente scorretti, malignamente affamati di pettegolezzi intorno alle abitudini dei loro compaesani; l’intreccio dell’investigazione deduttiva, da giallo logico alla, per dirne una, Miss Marple; e infine la commedia d’ambiente, che inscena più o meno intera una comunità: l’immaginario, ma realissimo, paesino di Pineta, sul litorale nei pressi di Pisa, in tutta la sua profonda toscanità, cioè l’umore popolaresco, iconoclasta, ridanciano, orgogliosamente localistico. Re dei giochi è il biliardo nuovo all’italiana giunto al BarLume. Ampelio il nonno, Aldo l’intellettuale, il Rimediotti pensionato di destra, e il Del Tacca del Comune (per distinguerlo da altri tre Del Tacca) vi si sono accampati e da lì sezionano con geometrica esattezza gli ultimi fatti di Pineta. Tra cui il terribile incidente della statale. È morto un ragazzino e sua madre è in coma profondo. Sono gli eredi di un ricchissimo costruttore. La madre è anche la segretaria di un uomo politico impegnato nella campagna elettorale. Non sembra un delitto. Manca il movente e pure l’occasione. «Anche quest’anno sembrava d’aver trovato un bell’omicidio per passare il tempo e loro vengono a rovinarti tutto». Ma la donna muore in ospedale, uccisa in modo maldestro. E sulle iperboliche ma sapienti maldicenze dei quattro ottuagenari cala, come una mente ordinatrice, l’intuizione logica del «barrista», investigatore per amor di pace.
(Ed. Sellerio; La Memoria)

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