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Il silenzio dei chiostri – Alicia Giménez-Bartlett

Incipit Il silenzio dei chiostri

La trovai sul divano. I capelli sciolti e scarmigliati le nascondevano la faccia. La testa era piegata sui cuscini in posizione innaturale. Le gambe puntavano verso il soffitto, nude e bianche, scoperte dalla gonna rovesciata intorno ai fianchi. Spalancai la bocca e esclamai:
– Marina, cosa diavolo fai messa a quel modo?

Incipit tratto da:

    • Titolo: Il silenzio dei chiostri
    • Autrice: Alicia Giménez-Bartlett
    • Traduzione: Maria Nicola
    • Titolo originale: El silencio de los claustros
    • Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Alicia Giménez-Bartlett

Il silenzio dei chiostri di Alicia Giménez-Bartlett
Incipit El silencio de los claustros

La encontré en el sofá. El cabello, suelto y despeinado, le ocultaba la cara por completo. Su cabeza se hallaba quebrada sobre los almohadones formando un ángulo anti natural. Las piernas, rígidas, apuntaban hacia arriba, desnudas y blanquecinas. La falda se le había arremolinado en torno a la cintura. Me quedé boquiabierta y exclamé:
– ¡Marina!, ¿qué demonios haces así?

Incipit tratto da:

Quarta di copertina / Trama
«E così ebbe inizio una delle indagini più inquietanti e complicate della nostra carriera». I dialoghi tra Petra Delicado e il suo vice Fermín Garzón, l’infinito duello verbale che fa da contrappunto brillante alla complessa architettura dell’intreccio poliziesco e alla durezza dell’indagine di strada, si sono arricchiti di un nuovo contendere: le gioie e i dolori del matrimonio. Petra, il poliziotto più duro ed efficiente del distretto di Barcellona, s’è sposata, e contrasta la maliziosa innocenza dei figli del marito Marcos. Anche il vice Garzón s’è sposato, ma lui si sente oppresso dalle infinite attenzioni dell’impeccabile moglie. Perciò, giunge loro come un sollievo amaro questo caso. Un omicidio nel convento delle sorelle del Cuore Immacolato, reso ancor più scabroso dalle modalità in cui sembra avvenuto. Il cadavere di frate Cristóbal dello Spirito Santo è stato ritrovato accanto alla teca che custodiva il Beato Asercio de Montcada. E il corpo sacro, miracolosamente incorrotto, intorno al quale, da esperto di reliquie, lavorava l’erudito cistercense, è scomparso. A intorbidare le piste, deviandole al soprannaturale, vi è poi un enigmatico biglietto: «cercatemi dove più non posso stare». Davanti a Petra e a Garzón si squaderna un ventaglio contraddittorio di ipotesi fantasiose che devono malvolentieri verificare, in un ambiente odoroso di incenso ma alquanto reticente. E sono perfino tentati da una tecnica d’indagine deduttiva che è loro estranea. Ma presto il realismo s’impone: «faccio fatica a credere a ciò che esula dalla mentalità comune», e la coriacea detective e il suo aiutante dai modi spicci e dalle mille fisime, riprendono il metodo abituale, faticoso e di strada. Fatto di interrogatori estenuanti e apparentemente futili tra madri superiore dallo spirito troppo scettico, suorine troppo ieratiche, più mature sorelle troppo sicure e frati eruditi dalla fantasia galoppante; fatto di appostamenti e di controlli; fatto di tracce materiali; fatto di filiere affaristico commerciali; fatto di fiuto per i torbidi legami. Fino a che non trovano l’aggancio e non lo mollano che giunti alla soluzione: come al solito più umana che non sovrannaturale. Troppo umana, a nutrire il disincanto di Petra e Garzón.
(Ed. Sellerio; La Memoria)

Bibliografia Alicia Giménez-Bartlett

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