Il superstizioso – Francesco Recami

Incipit Il superstizioso

«Signor Camillo, questo mese sono tre da quaranta euro e due da cinquanta, fanno 3 x 40 più 2 x 50, totale due-e-venti».
«Non mi sembrava così tanto».
«Guardi, ho qui l’appunto». La Valeria lo mostrò.
Camillo compulsava il foglietto il foglietto con scrupolo.
«C’è anche quella volta in macchina, vede?».
«Si, va bene, va bene, ecco qua».
Camillo inserì dentro la busta paga preparata dal commercialista quattro pezzi da cinquanta e uno da venti, mentre dentro di sé non cessava di ricapitolare mentalmente: gli sembrava di meno.
Quando le cose sono abitudinarie si tende a perderne il conto.

Incipit tratto da:

Il superstizioso - Francesco Recami

Quarta di copertina / Trama
Il mondo del superstizioso e il mondo del geloso hanno una logica in comune: si stende su di essi come una rete di sospetto che connette punti distanti e sparse coincidenze in un unico piano, in un complotto, in un copione. La inerte realtà indifferente appare piena di intenzione. E rispetto alle vite quotidiane ha il vantaggio di mostrare un ordine, ostile forse, ma sensato. Camillo è un commerciante con un avviato negozio di scarpe, casa vacanze, una BMW in garage, una moglie, Teresa. Senza figli. Nel corso degli anni uguali ha sovrapposto alla sua giornata una serie infinita di riti propiziatori e di segni da decifrare che gli riempiono la vita. Un giorno, sotto il cavalcavia ferroviario che supera ogni mattina, si presenta l’evento che sta in vetta alla classifica del buon augurio, il passaggio simultaneo di tre treni nella stessa direzione. Preso dal fremito invincibile dell’attesa, Camillo, per favorire l’imponderabile, decide di cambiare la sua giornata e torna a casa. Qui uno stupido incidente gli fa perdere i sensi, ma subito prima di cadere gli sembra di avvertire un gemito di piacere proveniente dalla camera da letto. E il suo mondo cambia davvero. Fino a quel momento leggeva in ogni cosa i segni del destino; da adesso inizia a inseguire con la stessa continuità e precisione gli indizi del sospetto. Comincia così a spiare la moglie, a sorvegliarla patologicamente, a tenderle trappole, frugando nel passato di lei e rivoltando il suo presente. In modo freneticamente appassionato, fino a perdere di vista la meta ultima del vortice di paranoia che ha avviato. Alla fine, naturalmente, lo attende la beffa insensata della vita. Recami è maestro, nella sua scrittura tesa, di immersioni nelle esistenze paranoiche dei malati di normalità. Di esse è capace di descrivere, con un senso di immedesimazione, il crescendo di suspense suscitato dall’insignificante e l’effimero, la ripetizione dei gesti, di riprodurre le mode che le influenzano, il lessico, i tic e le fobie che le svelano. Ma con la lente imperturbabile dell’entomologo.
(Ed. Sellerio; Il Contesto)

Bibliografia Francesco Recami