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Sabato – Ian McEwan

Incipit Sabato

Qualche ora prima dell’alba Henry Perowne, un neurochirurgo, si sveglia per ritrovarsi già in movimento, seduto nell’atto di scostare le coperte e quindi di alzarsi in piedi. Non sa esattamente da quanto è cosciente, né del resto la cosa risulta avere rilevanza. Non gli è mai successo nulla di simile ma non è allarmato e neppure vagamente sorpreso, perché si muove con assoluta disinvoltura, provando un piacere diffuso agli arti, e sentendosi schiena e gambe insolitamente vigorose. Eccolo in piedi, nudo accanto al letto – si corica sempre nudo – in tutta la sua statura, consapevole del placido respiro di sua moglie e dell’aria invernale della stanza sulla pelle. Anche quella è una sensazione gradevole. L’orologio sul comodino segna le tre e quaranta. Henry non ha idea di che cosa ci faccia alzato: non sente il bisogno di liberare la vescica, e neppure è turbato da un sogno o da qualche particolare del giorno precedente, o addirittura dalle condizioni in cui versa il mondo. È come se, li in piedi al buio, si fosse materializzato dal nulla, in piena forma e in completa libertà. Non si sente stanco, a dispetto dell’ora e delle fatiche degli ultimi giorni, e non è nemmeno preoccupato per un caso recente. Anzi, è sveglio, sereno e inspiegabilmente euforico. Senza averlo deciso e per nessuna ragione al mondo, si incammina verso la più vicina delle tre finestre della stanza con un passo di tale agilità e scioltezza da fargli sospettare che si tratti di un sogno o di un episodio di sonnambulismo. Se è cosí, rimarrà deluso. I sogni non gli interessano; trova piú promettente la possibilità che tutto questo sia vero. D’altronde è perfettamente lucido, ne è piú che certo, e sa bene di essersi lasciato il sonno alle spalle: riconoscere la differenza tra sonno e veglia, distinguerne i confini, sono questi i fondamenti della sanità mentale.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Sabato
    • Autore: Ian McEwan
    • Traduzione: Susanna Basso
    • Titolo originale: Saturday
    • Casa editrice: Einaudi

Bibliografia di Ian McEwan

Sabato di Ian McEwan

Incipit Saturday

Some hours before dawn Henry Perowne, a neurosurgeon, wakes to find himself already in motion, pushing back the covers from a sitting position, and then rising to his feet. It’s not clear to him when exactly he became conscious, nor does it seem relevant. He’s never done such a thing before, but he isn’t alarmed or even faintly surprised, for the movement is easy, and pleasurable in his limbs, and his back and legs feel unusually strong. He stands there, naked by the bed — he always sleeps naked — feeling his full height, aware of his wife’s patient breathing and of the wintry bedroom air on his skin. That too is a pleasurable sensation. His bedside clock shows three forty. He has no idea what he’s doing out of bed: he has no need to relieve himself, nor is he disturbed by a dream or some element of the day before, or even by the state of the world. It’s as if, standing there in the darkness, he’s materialised out of nothing, fully formed, unencumbered. He doesn’t feel tired, despite the hour or his recent labours, nor is his conscience troubled by any recent case. In fact, he’s alert and empty-headed and inexplicably elated. With no decision made, no motivation at all, he begins to move towards the nearest of the three bedroom windows and experiences such ease and lightness in his tread that he suspects at once he’s dreaming or sleepwalking. If it is the case, he’ll be disappointed. Dreams don’t interest him; that this should be real is a richer possibility. And he’s entirely himself, he is certain of it, and he knows that sleep is behind him: to know the difference between it and waking, to know the boundaries, is the essence of sanity.

Incipit tratto da:

  • Title: Saturday
  • Author: Ian McEwan
  • Publisher: Random House
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
Il 15 febbraio 2003, un sabato, Henry Perowne si sveglia nel cuore della notte in preda a un’inspiegabile euforia. Si avvicina alla finestra e osserva per qualche istante lo spettacolo della piazza su cui si affaccia casa sua. Improvvisamente si rende conto che il cielo notturno è attraversato da una scia di fuoco. Aereo in fiamme, terrorismo, fantasmi dell’Undici Settembre: è questo forse l’attacco su Londra che tutti aspettano, specialmente ora che il governo Blair appoggia l’invasione americana dell’Iraq?
Henry Perowne è un uomo soddisfatto della propria vita. Neurochirurgo in un ospedale londinese, ama il suo lavoro, ama sua moglie, un avvocato affermato, ha due figli adorabili, la figlia sta per pubblicare la sua prima raccolta di poesie e il figlio è un chitarrista blues emergente. Cosa può minacciare una felicità conquistata con tanto lavoro e tenacia?
Quello che doveva essere un sabato libero dal lavoro, dopo una settimana massacrante, diventa per Henry una strada in salita, irta di ostacoli. In programma c’era una partita a squash, una visita all’anziana madre, le prove di un concerto di Theo, il figlio chitarrista, e poi la cena a base di zuppa di pesce che è la specialità culinaria di Henry – una cena in cui si doveva celebrare il ritorno a casa di Daisy, la figlia che vive a Parigi, dopo sei mesi di assenza.
Ma sulla levigata superficie della giornata da dedicare a tempo libero e famiglia parte un’incrinatura. Un banale incidente d’auto si trasforma nella minaccia che può distruggere tutto ciò che Henry ha di più caro.
Sullo sfondo c’è una città, Londra, invasa dai manifestanti contro la guerra. Nell’arco della stessa giornata Henry passa dal ruolo di colomba a quello di falco, per motivi spesso indipendenti dalla questione irachena. La sua mente diventa un campo di gioco in cui si fronteggiano idee opposte in una partita all’ultimo respiro. Sfera pubblica e privata si fondono, nessuno può più fingere che gli avvenimenti mondiali non lo riguardino. Ovunque Henry posi il suo sguardo, schermi televisivi gli elencano le priorità della sua ansia, e non perdono un’occasione per alimentarla.
(Ed. Einaudi; SuperCoralli)

Bibliografia di Ian McEwan