Solar – Ian McEwan

Incipit Solar

Apparteneva a quella categoria di uomini – tendenzialmente spiacevoli, quasi sempre calvi, bassi, grassi, intelligenti – che, per ragioni misteriose, attraggono certe belle donne. O cosí credeva, e pensarlo pareva bastare. Aiutava inoltre il fatto che alcune lo considerassero un genio bisognoso di redenzione. Ma l’attuale Michael Beard era un soggetto in condizioni mentali limitate, anedonico, monotematico, sofferente. Il suo quinto matrimonio si andava disgregando e lui avrebbe dovuto sapere come comportarsi, assumere una prospettiva lungimirante, riconoscere la propria colpa. I matrimoni, i suoi perlomeno, non si susseguivano forse l’uno all’altro al pari di fenomeni ondosi, o di maree? L’ultimo tuttavia era diverso. Non sapeva come comportarsi, la lungimiranza lo amareggiava e per una volta non aveva colpe da attribuirsi, a suo modo di vedere. Qui era sua moglie ad avere una relazione e anche in forma scoperta, punitiva e chiaramente senza il benché minimo rimorso. Lui intanto, travolto da una ridda di emozioni, si scopriva dentro momenti di intenso desiderio e di vergogna. Patrice si vedeva con un muratore, il loro muratore, quello che aveva rasato i muri di casa, montato la cucina a incastro, piastrellato il bagno, quello stesso individuo massiccio che una volta, durante una pausa di lavoro, gli aveva mostrato una foto del suo villino in finto Tudor, personalmente ristrutturato e rinascimentalizzato, con tanto di fuoribordo su carrello sotto il lampione in stile vittoriano nel vialetto in calcestruzzo, e perfino lo spazio su cui sarebbe sorto il monumento alla tradizionale cabina telefonica rossa ormai in pensione. Beard non si capacitava di quanto potesse rivelarsi complesso il ruolo del cornuto. L’infelicità non era facile. Che nessuno si azzardasse a sostenere che a quello stadio dell’esistenza era diventato immune a esperienze nuove.

Incipit tratto da:

Solar - Ian McEwan

Incipit Solar

He belonged to that class of men—vaguely unprepossessing, often bald, short, fat, clever—who were unaccountably attractive to certain beautiful women. Or he believed he was, and thinking seemed to make it so. And it helped that some women believed he was a genius in need of rescue. But the Michael Beard of this time was a man of narrowed mental condition, anhedonic, monothematic, stricken. His ?fth marriage was disintegrating, and he should have known how to behave, how to take the long view, how to take the blame. Weren’t marriages, his marriages, tidal, with one rolling out just before another rolled in? But this one was different. He did not know how to behave, long views pained him, and for once there was no blame for him to assume, as he saw it. It was his wife who was hav­ing the affair, and having it ?agrantly, punitively, certainly without remorse. He was discovering in himself, among an array of emo­tions, intense moments of shame and longing. Patrice was seeing a builder, their builder, the one who had repointed their house, ?tted their kitchen, retiled their bathroom, the very same heavyset fellow who in a tea break had once shown Michael a photo of his mock-Tudor house, renovated and tudorized by his own hand, with a boat on a trailer under a Victorian-style lamppost on the concreted front driveway, and space on which to erect a decommissioned red phone box. Beard was surprised to ?nd how complicated it was to be the cuckold. Misery was not simple. Let no one say that this late in life he was immune to fresh experience.

Incipit tratto da:

  • Title: Solar
  • Author: Ian McEwan
  • Publisher: Anchor
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
Pochi altri autori riescono come McEwan a far appassionare il lettore ai destini di personaggi quantomeno discutibili, «eroi» che attraggono in misura proporzionale al disgusto che suscitano. È il caso di Michael Beard: basso, grasso, inverosimile seduttore, fedifrago patentato e marito seriale al quinto matrimonio, a poco più di cinquant’anni è ormai uno svogliato e dispotico burocrate della scienza da quando la genialità, che pure in gioventù gli valse il Nobel per la Fisica, lo ha abbandonato. Da successore di Einstein ad almanacco vivente dei sette peccati capitali (con una certa predilezione per gola e lussuria): la parabola esistenziale di Beard sembra condurlo inesorabilmente verso la malinconica contemplazione della propria decadenza. Almeno fino al giorno in cui gli viene affidato il Centro nazionale per le energie rinnovabili: tra i suoi sottoposti non tarda a mettersi in luce un giovane, Tom Aldous, tanto brillante quanto ingenuo (almeno agli occhi del cinico Beard) nella sua aspirazione a «salvare il mondo». Eppure il progetto di Tom non è così campato per aria se, come dice, la sua scoperta è in grado di risolvere una volta per tutte i problemi energetici del pianeta. L’incontro tra il giovane ricercatore e il maturo scienziato avrà sviluppi inaspettati come solo un abile (e malizioso) architetto del romanzesco quale è McEwan riesce a concepire: un intreccio che, lungi dall’essere fine a se stesso, è l’occasione per un confronto spietato con una morale collettiva indifferente, al di là degli slogan, ai rischi del riscaldamento globale.
Con Solar è come se l’autore inglese rivedesse il detto di Marx: tragedia e farsa non devono darsi necessariamente in successione, ma possono riverberarsi l’una nell’altra nello stesso momento. Ciò che condividono, e verso cui entrambe tendono, è la catastrofe: sia essa quella individuale di un uomo ridicolo, o quella planetaria di un’umanità che si autocondanna all’estinzione.
(Ed. Einaudi; SuperCoralli)

Bibliografia di Ian McEwan