Storia di un corpo – Daniel Pennac

Incipit Storia di un corpo

3 agosto 2010
Cara Lison

sei appena tornata dal mio funerale, ed eccoti a casa, un po’ tristanzuola, anche se c’è Parigi che ti aspetta, e gli amici, l’atelier, qualche tela rimasta in sospeso, i tuoi mille progetti, fra cui le scenografi e per l’Opéra, le tue passioni politiche, il futuro delle gemelle, la vita, la tua vita. Sorpresa: al tuo arrivo una lettera del notaio R. ti annuncia in termini burocratici che il suddetto detiene un pacco di tuo padre destinato a te. Caspita, un regalo post mortem di papà! Ovviamente ti precipiti. E quel che il notaio ti consegna è davvero uno strano regalo: niente meno che il mio corpo! Non il mio corpo in carne e ossa, ma il diario che di esso ho tenuto all’insaputa di tutti nell’arco della mia vita.

Incipit tratto da:

Storia di un corpo - Daniel Pennac

Incipit Journal d’un corps

Ma chère Lison,

Te voilà revenue de mon enterrement, rentrée chez toi, tristounette forcément, mais Paris t’attend, tes amis, ton atelier, quelques toiles en souffrance, tes projets nombreux, dont celui de ton décor pour l’Opéra, tes fureurs politiques, l’avenir des jumelles, la vie, ta vie. Surprise, à ton arrivée une lettre de maître R. t’annonce en termes notariaux qu’il détient par-devers lui un paquet de ton père à toi destiné. Bigre, un cadeau post mortem du papa! Tu y cours, bien sûr. Et c’est un drôle de présent que te remet le notaire: rien de moins que mon corps! Non pas mon corps en chair et en os, mais le journal que j’en ai tenu en douce ma vie durant.

Incipit tratto da:

  • Titre: Journal d’un corps
  • Auteur: Daniel Pennac
  • Editeur: Gallimard
  • Langue: Français

Incipit tratto da: Quarta di copertina / Trama
3 agosto 2010. Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell’io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: la voce stridula della madre anaffettiva, l’odore dell’amata tata Violette, il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d’uva. Giorno dopo giorno, con poche righe asciutte o ampie frasi a coprire svariate pagine, il narratore ci racconta un viaggio straordinario, il viaggio di una vita, con tutte le sue strepitose scoperte, con le sue grandezze e le sue miserie: orgasmi potenti come eruzioni vulcaniche e dolori brucianti, muscoli felici per una lunga camminata attraverso Parigi e denti che fanno male, evacuazioni difficili e meravigliose avventure del sonno.
Con la curiosità e la tenerezza del suo sguardo attento, con l’amore pudico con cui sempre osserva gli uomini, Pennac trova qui le parole giuste per raccontare la sola storia che ci fa davvero tutti uguali: grandiose e vulnerabili creature umane.
(Feltrinelli)

Bibliografia Daniel Pennac