I Traditori – Giancarlo De Cataldo

Incipit I Traditori

il mastro di giornata introdusse Salvo Matranga nella cascina. Rozzi teli di canapa oscuravano le finestre. Quattro uomini dall’aria severa attendevano nella penombra, rischiarata appena dal lucore di una candela. Tre di loro erano in piedi: il capo giovane e due uomini d’onore di Villagrazia di recente nomina. Don Calò, il capo anziano della società, sedeva a un tavolo sul quale erano posati gli oggetti necessari alla panciuta: un calice d’oro con dentro un’ostia consacrata, tre palle di pistola dipinte di nero, un’immaginetta dell’Addolorata, la candela, un pugnale, sei scuri sigari contorti. Nell’incontrare lo sguardo dell’autorevole personaggio, Salvo chinò la testa in segno di rispetto. Don Calò apprezzò con un sorriso appena abbozzato. Poi fece cenno al capo giovane si piazzò davanti a Salvo e cominciò a interrogarlo.

Incipit tratto da:

Bibliografia Giancarlo De Cataldo

I Traditori di Giancarlo De Cataldo

Quarta di copertina / Trama
Da Palermo a Londra, da Roma a Torino, da Venezia alla Transilvania, dalle carceri inglesi ai boschi della Calabria, tra banditi e traditori, pittori e camorristi promossi poliziotti, eroi e mercanti di carne umana, giovani uomini e donne sognano, combattono e amano. E tradiscono. Ognuno va incontro al suo destino. Alcuni diventano faccendieri e delinquenti. Alcune donne guardano più avanti, più lontano. Le organizzazioni criminali si innervano nella nazione che nasce. I mafiosi intraprendono. I tagliagole tagliano gole. E Mazzini tesse la sua tela. Eppure, tra battaglie e cospirazioni, sangue e utopia, vite leggere e amori complicati, sorge potente il disegno di una stagione e di un ideale che è sempre possibile. E che di nuovo ci attrae, con l’innocenza di una forza giovane che non possiamo dissipare. E dal suo lato oscuro ci racconta il presente.
(Ed. Einaudi; NumeriPrimi)

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