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Tobia e l’angelo – Susanna Tamaro

Incipit Tobia e l’angelo

«Quante lingue esistono al mondo?» si domandava Martina quella sera, sola nel letto. Le lingue che parlano gli uomini: il francese, il tedesco, lo spagnolo, il cinese, l’italiano. Per indicare una stessa cosa, in ogni paese si usa una parola diversa. Ma un tavolo resta sempre un tavolo, un orologio un orologio, una mela una mela. Soltanto il suono per chiamarli cambia.
Anche i cani hanno la loro lingua. Quasi ogni sera Martina sentiva i loro ululati salire dalla strada e dai balconcini del palazzo. Quello del secondo piano, ad esempio, si arrabbiava per un nonnulla: appena giungeva l’eco di un latrato, lui si avventava contro le grate, ringhiando. Era evidente che i cani tra loro si capivano. Forse si capivano anche tra cani di Paesi diversi. Un cane francese poteva parlare con un cane russo e un russo con un eschimese. Per parlarsi non dovevano studiare le lingue.

Incipit tratto da:

Tobia e l’angelo - Susanna Tamaro

Quarta di copertina / Trama
«Ascolta» aeva detto il nonno.
In quell’istante un refolo di vento aveva scosso i rami, e dai rami era sceso un tintinnio secco e lieve. Somigliava molto al rumore della coda del serpente a sonagli che aveva visto in tv. «Hai sentito? Questa è la voce della quercia, d’inverno. Se non ci fossero le foglie secche si potrebbe facilmente confondere con un ippocastano o con un acero. Ogni albero ha la sua voce. Bisogna solo imparare ad ascoltarla»
(Ed. Giunti; GRU)

Bibliografia Susanna Tamaro