Tutti i colori del mondo – Giovanni Montanaro

Incipit Tutti i colori del mondo

Caro signor Van Gogh
non sono sicura che leggerete mai questa lettera. Non so se avrò il coraggio di chiudere la busta e spedirvela. E non so neppure se vi ricordate di me, se qualcosa del mio viso, della mia voce, vi è rimasto nella memoria. Lo spero, anche perché ho l’impressione che dentro di voi ci sia qualcosa di tutti quelli che avete incontrato, ti tutte le cose che avete visto, e fatto.

Incipit tratto da:

Tutti i colori del mondo - Giovanni Montanaro

Quarta di copertina / Trama
1881, Gheel, anche conosciuto come “il paese dei matti”. Teresa Senzasogni non è pazza, ma come tale è stata registrata per poter godere, come è uso in quel villaggio fiammingo, dell’ospitalità della famiglia Vanheim. Un giorno avrà una dote e sposerà il suo Icarus, che le racconta le ingiustizie del mondo. Ma poi arriva un nuovo ospite, un vagabondo rosso di capelli, schivo, rude, gli occhi accesi da una febbre sconosciuta, e Teresa sembra riconoscere in lui un destino incompiuto: diventerà un pittore – lei lo sa, lei lo sente –, troverà nei colori una strada universale.
Quando la “profezia” si avvera sono passati una decina d’anni e molto è accaduto, a Teresa e a Vincent van Gogh. Teresa scrive al caro signor Van Gogh perché si ricordi, perché la aiuti a mettere ordine nel disordine, speranza nella disperazione, amore nel disamore e colore nel grigio. Lui, in verità, è l’unico vero amore di tutta la sua vita. E come tutti gli amori è pieno di luce e di futuro.

Il romanzo di Giovanni Montanaro è una lunga lettera – dolcissima, appassionata, semplice. Che si trasforma in una storia di anime in gabbia, di sentimenti che vogliono lasciare il segno e di un bisogno di libertà grande quanto l’immaginazione che lo contiene.
(Ed. Feltrinelli; Narratori)

Bibliografia Giovanni Montanaro