L’umiliazione – Philip Roth

Incipit L’umiliazione

Aveva perso la sua magia. L’impeto era venuto meno. In teatro non aveva mai fallito, tutto ciò che aveva fatto era stato valido e convincente, poi gli successe una cosa terribile: non era più capace di recitare. Andare in scena divenne un tormento. Invece di avere la certezza che sarebbe stato magnifico, sapeva che avrebbe fatto fiasco. Accadde tre volte di seguito, e l’ultima volta Axler smise di interessare alla gente, e in teatro non venne più nessuno. Non era più nessuno. Non era più capace di conquistare il pubblico. Il suo talento era morto.

Incipit tratto da:

L’umiliazione di Philip Roth

Incipit The Humbling

He’d lost his magic. The impulse was spent. He’d never failed in the theater, everything he had done had been strong and successful, and then the terrible thing happened: he couldn’t act. Going onstage became agony. Instead of the certainty that he was going to be wonderful, he knew he was going to fail. It happened three times in a row, and by the last time nobody was interested, nobody came. He couldn’t get over to the audience. His talent was dead.

Incipit tratto da:

  • Title: The Humbling
  • Author: Philip Roth
  • Publisher: Houghton Mifflin Harcourt
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
Dopo le cupe meditazioni sulla mortalità e la fine in Everyman e Il fantasma esce di scena, e l’amara ironia di uno sguardo retrospettivo sulla giovinezza in Indignazione, Roth aggiunge un altro inquietante tassello all’opera dei suoi ultimi anni.
Tutto è finito per Simon Axler, il protagonista del nuovo conturbante libro di Philip Roth. Simon, uno dei più grandi attori teatrali della sua generazione, ha superato i sessant’anni e ha perso la sua magia, il suo talento e la sua sicurezza. Quando sale sul palcoscenico si sente un pazzo e si vede un idiota. La sua fiducia nelle proprie capacità è evaporata; s’immagina che la gente rida di lui; non riesce più a fingere di essere qualcun altro. «È scomparso qualcosa di fondamentale». La moglie se n’è andata, il pubblico l’ha abbandonato, il suo agente non sa come convincerlo a tornare in scena.
In questo atroce resoconto di un’inspiegabile e terrificante autodistruzione, emerge il contraltare di un insolito desiderio erotico, certo una consolazione in quella vita spogliata di tutto, ma tanto rischiosa e aberrante da frustrare ogni speranza di conforto e gratificazione per puntare dritto verso un finale ancora più cupo e rovinoso. In questo lungo viaggio verso la notte, raccontato da Roth con l’inimitabile urgenza, bravura e serietà di sempre, tutti i mezzi che usiamo per convincerci della nostra solidità, tutte le rappresentazioni che nella vita diamo di noi stessi – talento, amore, sesso, speranza, energia, reputazione – vengono messi a nudo.
(Ed. einaudi; SuperCoralli)

Bibliografia Philip Roth