L’uovo di Gertrudina – Laura Pariani

Incipit L’uovo di Gertrudina

La luce obliqua della giornata invernale abbandona la piccola cella bianca. La vecchia suora alza la testa da un foglio che ha appena terminato di leggere. Tutti l’hanno abbandonata; quanto tempo ci vorrà ancora perché lei stessa finisca con l’abbandonarsi?
Resta immobile senza distogliere gli occhi dalla finestra, guardando il giorno mutarsi in notte. Stringe tra le dita un fazzoletto con cui si è asciugata le lagrime, l’ombra poco a poco l’avvolge.
Bussano alla porta, entra una suorina giovane giovane che si stupisce dell’oscurità che regna nella stanza. Accende la luce e avverte: «Suor Assunta, c’è una telefonata per lei. I suoi parenti…»
La vecchia suora apre la bocca per parlare, sente l’orologio della chiesetta battere le cinque e non risponde; le labbra socchiuse. Da mesi tutto la stanca: le visite occasionali, il minuscolo orizzonte oltre la finestra dove la sua vista si sente prigioniera. “Spegni la luce” dice alla fine.

Incipit tratto da:

L’uovo di Gertrudina - Laura Pariani

Quarta di copertina / Trama
Una terra secca, ricoperta da ghiacci perenni, battuta selvaggiamente dai cercatori d’oro, estancieros e avventurieri di feroce crudeltà. Una giovane missionaria piemontese, vissuta all’inizio del Novecento, sceglie di partire alla volta di quest’isola bianca come il ventre della balena di Achab. Arrivata nella Peninsula di Brunswick, suor Assunta intuisce di colpo il dolore sordo e disperato degli indios, uno strazio secolare che la renderà muta, una volta ritornata in patria, chiudendola in un silenzio infinito.
Laura Pariani ripercorre il viaggio di Suor Assunta fino alla Fin del Mundo, trovando le parole che lei, perduta nella sua solitudine di testimone impotente, non ha saputo dire.
L’uovo di Gertudina racconta sei storie di suore, di corpi lasciati invecchiare senza il sollievo di una carezza, di filastrocche cantate come fossero litanie di un altro mondo. Storie di donne di ieri e di oggi, dei loro silenzi e delle loro grida di dolore, delle parole frenetiche e terribili, come quelle che si levano nel secentesco convento del Santo Sepolcro di Tradate dove la crudeltà di una gelosia maschile si spinge fino al delitto e dove i cuori delle consorelle di Atonia Posterla non concedono pietà. E senza pietà è anche la voce sarcastica di “el cuervo”, giuda biondo e torturatore, che risuona in un tetro scantinato di Buenos Aires trasformato dall’esercito in universo di folle terrore: qui suor Alice combatte la sua ultima battaglia durante il periodo più feroce della dittatura argentina.
Ma anche i cibi possono farsi parola, come le piccole leccornie condite di povertà che suor Maria Celeste, figlia prediletta di Galileo, prepara per il padre lontano. Una lieve trama di premure, accompagnate da lettere piene di grazia che illustrano la vita del convento. Premure che si ritrovano anche nella storia di Tránsito. Tra le rovine di Verapaz, la suora nasconde sotto la veletta la sua identità e un terribile segreto mentre l’amata Candelaria non sa, eppure le dà una ragione per vivere.
Suore e ancora suore: come la Gertrude manzoniana o le suorine mandate al patibolo dalla Rivoluzione francese. Ma anche il potere della musica e della voce, nel tempo che si arrotola su se stesso non appena qualcuno comincia a raccontare.
(Ed. Rizzoli; La Scala)

Bibliografia Laura Pariani