La valle delle donne lupo – Laura Pariani

Incipit La valle delle donne lupo

È una vita da poveri sculati per la famiglia di un becchino in un paesino di montagna. Nella valle di ***, infatti, si muore o da piccolini o da vecchioni. E il morire della gente dipende dalle annate. Se il raccolto di patate è cattivo, i casi possono anche essere molti. Se invece è buono, non crepa nessuno. Nessuno è così scemo da morire proprio nell’epoca di un buon raccolto. Certo, qualcuno ogni tanto finisce schiacciato da un tronco durante il taglio del bosco o precipita col carro in un fosso; oppure qualcun altro viene mandato all’altro mondo dal calcio di un mulo. C’è anche chi annega nel torrente: la mattina la riàle ha un’acqua così scarsa che una capra la berrebbe in un sorso, ma a mezzogiorno è capace di diventare schiumosa e furibonda; per cui capita sempre qualche imprudente che ci finisce travolto… Negli anni che il Marziano definisce «migliori», si arriva perfino a otto nove casi di morte. Che però mica tutti vanno a vantaggio del becchino, purtroppo.

Incipit tratto da:

La valle delle donne lupo - Laura Pariani

Quarta di copertina / Trama
«La montagna, più che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale». E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l’hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di «affrontare a viso aperto il grave del mondo». Sono balenghe, diverse, eccentriche, «tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio». Eppure, forse proprio per questo, cariche di un’oscura forza leggendaria.
Una ricercatrice s’inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenísia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero: è lei la memoria di quei posti.
È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e «il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti ». Comincia così il rapporto tra la scrittrice e l’anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitín, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, «un bisquí di settebellezze», rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento.
«Agli uomini il sudore e alle donne il dolore», la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina.
Via via il ricordo produce un vortice di storie e un crudo sentimento di rabbia; vicende atroci vissute da ragazze e donne di ogni età, come quelle delle «balenghe », sotterrate nel prato che Fenìsia vede dalla sua cucina… una folla di fantasmi di cui può immaginare perfino l’aspetto, e a cui sente di appartenere.
Perché anche lei custodisce un segreto, e ha una convinzione: esiste «un puntino che è il posto della più grande lucidità e della più grande intimità con sé: lí dentro, ciascuno sa per scienza infusa, nella lingua dei segreti e dei sussurri, che la vendetta è la cosa più saggia».
(Ed. Einaudi; SuperCoralli)

Bibliografia Laura Pariani