Venite venite B-52 - Sandro Veronesi

Incipit Venite venite B-52

In una chiazza di tersa luce mattutina, carezzato dal vento che si intrufolava attraverso la finestra socchiusa, incitato dal cinguettio degli uccelli di bosco in giornata di gran vena canterina, Ennio finì di masturbarsi. Trattenne lo sperma caldo nella mano, attese che i muscoli si rilassassero dallo strappo appena subito, riprese fiato e, rattrappito, i pantaloni calati che gli intralciavano il passo, arrancò fino al bagno. Si lavò con foga, sebbene impacciato nei movimenti, pulì il lavandino, una, due, tre volte, con accanimento, fretta, e così facendo si distanziò incommensurabilmente dall’animale ansante che era solo pochi secondi prima. Si asciugò, si rialzò le mutande e i pantaloni e poi, badando a non incrociare il proprio sguardo nello specchio, tornò in camera da letto. Una pena infinita gli frustò il cuore alla vista del materiale pornografico sparso tra le lenzuola, sul quale la sua fantasia aveva appena finito d’industriarsi e che adesso pareva esser stato messo lì da qualcun altro, un nemico, per umiliarlo e farlo soffrire. Si trattava di tutto un repertorio di fotomontaggi, ingrandimenti e correzioni a china laboriosamente accumulato negli anni, che rendevano sua moglie Luciana protagonista di rocamboleschi accoppiamenti sessuali con tanti lui stesso diversi: uno spettacolo che in quel momento, pochi istanti dopo un’eiaculazione, lo agghiacciava e gli faceva desiderare la morte.

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Venite venite B-52 -  Veronesi

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