Gli Irresoluti – Rosa Elena Colombo

Uno stato d’animo è questione di luce, ma solo in parte.

Incipit

Uno stato d’animo è questione di luce, ma solo in parte. Un mattino può essere radioso, eppure trovare cupo l’animo di chi l’osserva. Nel contempo, un giorno di pioggia può avere un fascino splendente per chi, deliziato da una musica o da un sentimento, vi si muova con un soffio di percezione celestiale negli occhi.

Incipit tratto da:
Titolo: Gli irresoluti
Autrice: Rosa Elena Colombo
Casa editrice: Divergenze

Bibliografia Rosa Elena Colombo

Copertine di Gli irresoluti di Rosa Elena Colombo
Quarta di copertina / Trama

Sullo sfondo della provincia con le sue atmosfere ottuse e sature di ribellioni represse. Gli irresoluti narra di un’adolescenza in ritardo e la scoperta di una sessualità contorta tra fughe, insidie, rimpianti, e una galleria di personaggi di inconscia malizia e perversa innocenza. Un’opera d’impianto verista con la presa di un film, un mosaico di avventure estreme, tragiche, beffarde, nel quale si riflettono tratti della nostra.
(Ed. Divergenze; Le scie)

Cronologia Opere Rosa Elena Colombo

L’atroce delitto di via Lurcini – Francesco Recami

In quell’enorme stanzone sembrava non ci fosse nessuno

Incipit L’atroce delitto di via Lurcini

In quell’enorme stanzone sembrava non ci fosse nessuno. Erano appena suonate le campane di mezzogiorno, a Santa Maria Novella.
Lo spazio era suddiviso da nastri bianchi e rossi, come quelli che si usano per i cantieri o per le case messe sotto sequestro: le strisce parallele al lato lungo e a quello corto dello stanzone dividevano l’ambiente in riquadri di circa tre metri per tre. Il pavimento di mattonelle maiolicate rotte e sbreccate era ricoperto da cartoni, materassi, valigie, borse, coperte, scatoloni, bottiglie di acqua minerale, di Coca-Cola, di vino e di superalcolici, tutte vuote, cartocci, cartoni di Tavernello e di Gaiosello, stracci, giacche a vento usurate, scarpe, moltissime scarpe malconce, fornite probabilmente dalla Caritas, asciugamani a pezzi, giornali e rifiuti sia organici che indifferenziabili, dispersi nell’ambiente senza un particolare criterio.
C’erano anche alcuni scheletri di bicicletta, svariati copertoni, palloni sgonfi, un paio di televisori anni settanta, tre mobiletti Ikea sfasciati, alcuni carrelli della Coop e della Conad, tre candelabri di ottone, uno scaldabagno reclinato, una scala di legno di proprietà del Comune, uno specchio stradale rettangolare di proprietà dell’ANAS, opportunamente disposto vicino all’ingresso, così che coloro che uscivano potevano darsi l’ultima riordinata prima di lasciare il locale.
Insomma il tutto somigliava a un enorme magazzino di uno stracciarolo che avesse abbandonato l’attività da tempo, mollando sul posto tutto ciò che non serviva più a niente.

Incipit tratto da:
Titolo: L'atroce delitto di via Lurcini
Autore: Francesco Recami
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Francesco Recami

Copertina di L'atroce delitto di via Lurcini di Francesco Recami
Quarta di copertina / Trama

La scena si svolge in un edificio fatiscente occupato da miserabili di ogni estrazione etnica, sociale o criminale. Su questa corte dei miracoli regna dispotico un furfante, un feroce imprenditore della miseria, che affitta ai senzatetto piccoli spazi, sfruttandoli quanto si può. Quando il gaglioffo si sveglia da ubriaco e trova su di sé le tracce inequivocabili di un delitto sanguinoso, comincia a compiere le azioni più ingegnose e orripilanti per non essere scoperto. Ma i suoi piani vengono sconvolti dal coreografo di fama mondiale Netzer, il quale inscena nello stanzone l’ultimo suo capolavoro, utilizzando i senzatetto come danzatori e attori della loro tragedia. Titolo: Gli Ultimi.
In questa serie delle scorrettissime «commedie nere» di Recami, il piacere di leggere è acceso dalla forma appunto di teatro degli equivoci. Ad ogni pagina è offerto lo spettacolo delle continue peripezie che affaccendano individui che hanno qual cosa da nascondere: imbrogli o truffe non previsti, crimini inutili, sporche slealtà, colpi bari del caso, equivoci intrecciati con nuovi equivoci.
Non c’è spazio, volutamente, per nessuna vera solidarietà sociale. L’umorismo è sarcastico, lo sguardo cinico senza vergogna. I personaggi sono picari, volgari, che non hanno tempo per i buoni sentimenti perché devono solo occuparsi di sopravvivere. Il loro destino è inscenare la farsa dell’esistenza.
(Ed. Sellerio; La Memoria)

Indice cronologico opere Francesco Recami

Il cuoco dell’Alcyon – Andrea Camilleri

Stava abballanno un valzaro supra al bordo di ’na piscina

Incipit Il cuoco dell’Alcyon

Stava abballanno un valzaro supra al bordo di ’na piscina, tutto alliffato e profumato, e sapiva che la fìmmina che tiniva tra le vrazza era Livia, da qualichi orata addivintata sò mogliere. Non potiva vidirle la facci per via del fitto velo bianco che la cummigliava.
Tutto ’nzemmula arrivò ’na folata di vento forti e il velo si scostò quel tanto che gli abbastò per scopriri che non s’attrattava di Livia, ma della maestra Costantino, quella della terza limintari, coi baffi e l’occhi torti. Si sintì mancari le forzi per lo scanto e chiuì l’occhi.
Quanno che li raprì, s’attrovò stinnicchiato nel funno di ’na varcuzza a remi che abballava perigliosamenti ’n mezzo a cavaddruna da fari spavento, àvuti come case. Accapì subito che la varca si era mittuta di scianco epperciò da un momento all’autro potiva arrovisciarisi. Doviva providiri in qualichi modo e senza pirdiri tempo.

Incipit tratto da:
Titolo: Il cuoco dell'Alcyon
Autore: Andrea Camilleri
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Andrea Camilleri

Il cuoco dell'Alcyon di Andrea Camilleri
Quarta di copertina / Trama

Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione. Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per «stazioni», lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto. «L’Alcyon […] aviva la bella bitudini di ristari dintra a un porto il minimo ’ndispensabili e po’ scompariri».
Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su «grandi cimiteri». La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due «comici» esperti. «Contami quello che capitò», dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel «contami» si sente risuonare un antico ed epico «cantami»: «Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei […]».
Il cuoco dell’Alcyon è «una Iliade di guai».
Salvatore Silvano Nigro
(Ed. Sellerio; La Memoria)

Cronologia opere Andrea Camilleri