Vento in scatola – M. Malvaldi e G. Ghammouri

Attenzione. Volo DT4469 per Heathrow, ultima chiamata.

Incipit Vento in scatola

Attenzione. Volo DT4469 per Heathrow, ultima chiamata. I passeggeri Diamond, Douglas e Bourifa Mohammed sono pregati di presentarsi al gate per l’imbarco immediato.
Salim ci mise qualche secondo per rendersi conto che stavano chiamando il suo nome. Cioè, non proprio il suo nome, ma stavano comunque chiamando lui. Alzandosi dalla sedia, Salim si impose una calma che in realtà era molto più lontana di quanto non fosse Londra. Mohammed Bourifa, che nome brutto. Che cosa fa una persona per far vedere che è calma, Salim? Fa vedere che è padrona di se stessa.
Con pazienza, come se nessuno lo stesse chiamando, Salim mise a posto l’iPad nella custodia, poi la custodia nello zaino, e poi lo zaino in spalla. Sarebbe stato stupido affastellare tutte le cose, l’iPad in una mano e lo zaino nell’altra, e magari la carta d’imbarco fra i denti. Stupido e anche parecchio sospetto. Salim si immaginava la reazione degli addetti all’imbarco – guarda, non ti sembra un po’ nervoso quel tipo? Quale, quello con la faccia parecchio da arabo? Sarà meglio perquisirlo?

Incipit tratto da:
Titolo: Vento in scatola
Autori: Marco Malvaldi e Glay Ghammouri
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Marco Malvaldi

Vento in scatola di Marco Malvaldi e Glay Ghammouri
Quarta di copertina / Trama

Una commedia da camera si potrebbe definire Vento in scatola, solo che in questo caso la camera, l’ambiente chiuso in cui tutto si svolge, è molto grande: un carcere. Le celle, i corridoi, «l’aria», le zone degli assistenti, la stanza del dirigente, i luoghi di punizione (non c’è in questo carcere la tremenda «cella liscia»): qui i detenuti interagiscono tra di loro e con i sorveglianti, cercano di stabilire gerarchie e simpatie, e di passare il tempo. Al centro di questa vicenda corale, che non ha niente di autobiografico pur avvalendosi di esperienze vissute, c’è un giovane che si forma cittadino: un tunisino, abile broker nel suo paese, in carcere per un reato che non ha commesso ma impunito per una truffa di cui è colpevole. Mentre trascorre normalmente la pena, gli capita una cosa che mette i brividi e lo costringe a una scelta.
Questo libro nasce dall’incontro, durante un corso di scrittura tenuto nel carcere di Pisa, tra Marco Malvaldi e Glay Ghammouri, un ex militare tunisino dalla carriera stroncata in patria per motivi politici e oggi detenuto in Italia a causa di un grave delitto. Mette assieme la sperimentata capacità di divertire mediante intrighi con la conoscenza interna minuziosa della situazione carceraria di chi ci vive. Ma non chiede commozione e pietà. Vuole soltanto mostrare l’interno di un carcere mettendo in scena la quotidianità, la sua giustizia e la sua ingiustizia («per essere autenticamente liberi occorre conoscere il carcere»). Ed è un libro rigenerante, di questi tempi in cui muri di odio si sollevano contro chiunque sia un diverso. Il suo senso è che, così come non si può tenere il vento in scatola, non si può imprigionare l’umanità che è in ciascuno di noi.
(Ed. Sellerio)

Cronologia opere Marco Malvaldi

L’estate dell’innocenza – Clara Sánchez

Una volta, quando ero piccola – avrò avuto nove anni –, restai paralizzata in mezzo alla strada.

Incipit L’estate dell’innocenza

Una volta, quando ero piccola – avrò avuto nove anni –, restai paralizzata in mezzo alla strada. Non in senso figurato, ma letteralmente paralizzata: non riuscivo a fare neanche un passo, non riuscivo ad avanzare. I piedi mi rimasero incollati a terra per qualche minuto finché, con un grande sforzo, non ce la feci a rimettermi in movimento. Non lo dissi a nessuno, ma non sono mai riuscita a dimenticarlo completamente. E, tra l’altro, se anche lo avessi raccontato, non mi avrebbero dato retta, avrebbero pensato che erano mie fantasie, perché, se fosse stato vero che le mie gambe non rispondevano, sarei caduta a terra come un cencio. Io stessa potrei dubitarne, se non mi fosse rimasto impresso ciò che provai e l’immagine di me stessa, ferma al centro del marciapiede, mentre mi sforzavo in tutti i modi di ricominciare a camminare.

Incipit tratto da:
Titolo: L’estate dell’innocenza
Autrice: Clara Sánchez
Traduzione: Enrica Budetta
Titolo originale: El palacio varado
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Clara Sánchez

L’estate dell’innocenza di Clara Sánchez
Quarta di copertina / Trama

C’è un’età della vita in cui sono gli altri a scegliere, perché noi non siamo ancora in grado di farlo da soli. È la magia dell’essere bambini, il segreto che si nasconde dietro l’innocenza di quegli anni. Così è per Beatrice durante le vacanze estive dei suoi dieci anni, in compagnia del mare della Costa Brava che brilla di mille puntini all’orizzonte e della sua famiglia un po’ fuori dagli schemi: donne tenaci, indipendenti e a volte nevrotiche, che non si sono mai rassegnate al ruolo di mogli e madri. Sua mamma non ha peli sulla lingua ed è in cerca di protezione, più che offrirne. Olga, la zia preferita, colta e sofisticata, è come avvolta in un’aura di luce e la trascina in un mondo fatto di abiti di seta e balli. In loro Beatrice vede la donna che vuole diventare. In loro intravede, senza capirlo appieno, l’equilibrio sottile delle relazioni con gli uomini, fatto di amore e, talvolta, dolore. E mentre suo padre sembra non interessarsi di nulla, ridotto a pura presenza fisica, lo zio Albert le chiede il vero motivo per cui da grande vorrebbe fare la scrittrice, ed è l’unico a dirle che la vita non è come appare: né migliore né peggiore, ma diversa. Beatrice è solo una bambina ma, in quell’estate, qualcosa comincia a cambiare. Una crepa scheggia la sua innocenza portandola lontano dall’infanzia. Il ricordo delle onde e della sabbia sui piedi resterà per sempre nel suo cuore, insieme al sapore di un’età in cui tutto è possibile, ma al contempo si fa strada in lei la consapevolezza che crescere vuol dire cambiare mille volte corpo, voce e volto.
(Ed. Garzanti)

Indice cronologico opere Clara Sánchez

Le sorelle Donguri – Banana Yoshimoto

Siamo le sorelle Donguri.
Siamo due sorelle che esistono solo tra queste pagine.

Incipit Le sorelle Donguri

Siamo le sorelle Donguri.
Siamo due sorelle che esistono solo tra queste pagine.
Vi succede mai di sentirvi meglio dopo aver scambiato con qualcuno messaggi su cose di poca importanza?
Scriveteci quando volete.
Avete a disposizione un numero limitato di caratteri ma potete scriverci tutto ciò che vi passa per la testa.
Potrebbe volerci del tempo ma risponderemo a tutti.
Le sorelle Donguri
Questo è il testo della homepage del sito delle sorelle Donguri. Per lo sfondo mia sorella si è rivolta a un amico designer che ne ha fatto uno davvero carino, con delle piccole ghiande molto graziose.

Incipit tratto da:
Titolo: Le sorelle Donguri
Autrice: Banana Yoshimoto
Traduzione: Gala Maria Follaco
Titolo originale:
Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia Banana Yoshimoto

Le sorelle Donguri Banana Yoshimoto
Quarta di copertina / Trama

Rimaste orfane, Guriko e Donko gestiscono un sito di posta del cuore che si chiama Le sorelle Donguri (donguri significa ghianda in giapponese). Donko è tanto energica e indipendente quanto la sorella è solitaria e taciturna. Questo fino a quando Guriko riceve il messaggio di una donna che le scrive del dolore per la perdita del marito, parole che inducono Guriko a ripensare al suo primo amore, Mugi, incontrato ai tempi della scuola e poi sparito nel nulla. Segretamente cova da sempre il desiderio e la speranza di ritrovarlo, decide allora di interrompere la sua clausura e di andare a cercarlo.
Attraverso la delicata voce narrante di Guriko, Banana Yoshimoto affronta temi quali la perdita e il superamento del dolore, ponendo l’accento sul potere salvifico della condivisione e sulla capacità dei sogni di sciogliere tensioni e problemi.
Guriko e Donko, due sorelle rimaste orfane da bambine, aprono un sito di posta del cuore. Se all’inizio è soprattutto un gioco, ben presto diventa un’occupazione a tempo pieno colma di inattese rivelazioni.
(Ed. Feltrinelli)

Indice cronologico opere Banana Yoshimoto