Macchine come me – Ian McEwan

Era anelito religioso corroborato dalla speranza, era il sacro graal della scienza

Incipit Macchine come me

Era anelito religioso corroborato dalla speranza, era il sacro graal della scienza. Le nostre ambizioni in corsa su un ottovolante: un mito della creazione trasformato in realtà, un atto di mostruoso narcisismo. Non appena divenne fattibile non ci restò altra scelta che provarci, e al diavolo le conseguenze. A dirla nel piú nobile dei modi, cercavamo di sottrarci alla nostra condizione mortale, di affrontare se non di sostituire la divinità con un io esemplare. In parole piú povere, intendevamo ideare una versione migliore e piú moderna di noi stessi e gioire del trionfo dell’estro, del brivido della nostra maestria. Nell’autunno del ventesimo secolo finalmente accadde, il primo passo verso la conquista di un sogno antico, l’inizio di un lungo insegnamento in base al quale ci saremmo detti che, per quanto complicati fossimo, per quanto imprecisa e difficile risultasse la descrizione dei nostri gesti e comportamenti, anche i piú banali, potevamo essere imitati e perfezionati. E io ero presente in quell’alba gelida: un giovane e smanioso pioniere dell’adozione.

Incipit tratto da:
Titolo: Macchine come me
Autore: Ian McEwan
Traduzione: Susanna Basso
Titolo originale: Machines Like Me
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Ian McEwan

Copertine di Macchine come me di Ian McEwan

Incipit Machines Like Me

It was religious yearning granted hope, it was the holy grail of science. Our ambitions ran high and low – for a creation myth made real, for a monstrous act of self-love. As soon as it was feasible, we had no choice but to follow our desires and hang the consequences. In loftiest terms, we aimed to escape our mortality, confront or even replace the Godhead with a perfect self. More practically, we intended to devise an improved, more modern version of ourselves and exult in the joy of invention, the thrill of mastery. In the autumn of the twentieth century, it came about at last, the first step towards the fulfilment of an ancient dream, the beginning of the long lesson we would teach ourselves that however complicated we were, however faulty and difficult to describe in even our simplest actions and modes of being, we could be imitated and bettered. And I was there as a young man, an early and eager adopter in that chilly dawn.

Incipit tratto da:
Title: Machines Like Me
Author: Ian McEwan
Publisher: Jonathan Cape
Language: English
Quarta di copertina / Trama

Con l’eredità che gli ha lasciato sua madre, Charlie Friend avrebbe potuto comprare casa in un quartiere elegante di Londra, sposare l’affascinante vicina del piano di sopra, Miranda, e coronare con lei il sogno di una tranquilla vita borghese. Ma molte cose, in questo 1982 alternativo, non sono andate com’era scritto. La guerra delle Falkland si è conclusa con la sconfitta dell’Inghilterra e i quattro Beatles hanno ripreso a calcare le scene. E con l’eredità Charlie ci ha comprato una macchina. Bellissima e potente, dotata di un nome e di un corpo, la macchina ha intelligenza e sentimenti e una coscienza propri: è l’androide Adam, creato dagli uomini a loro immagine e somiglianza. La sua stessa esistenza pone l’eterna domanda: in cosa consiste la natura umana?
Londra, un altro 1982. Nelle isole Falkland infuriano gli ultimi fuochi della guerra contro l’Argentina, ma per le vie della città non sventoleranno le bandiere della vittoria. I Beatles si sono da poco ricostituiti e la voce aspra di John Lennon continua a diffondersi via radio. Anche il meritorio decrittatore del codice Enigma, Alan Turing, è scampato alla morte precoce, e i suoi studi hanno reso possibili alcune delle conquiste tecnologiche di questi «altri» anni Ottanta, dalle automobili autonome ai primi esseri umani artificiali. Fra chi non resiste alla tentazione di aggiudicarsi uno dei venticinque prototipi esistenti nel mondo, dodici Adam e tredici Eve, c’è Charlie Friend. Certo, un grosso investimento per un trentaduenne che si guadagna da vivere comprando e vendendo titoli online. Ma Charlie è convinto che quel suo Adam bellissimo, forte, capace in tutto, «articolo da compagnia, sparring partner intellettuale, amico e factotum» secondo le promesse dei costruttori, gli sarà di grosso aiuto con l’affascinante ma sfuggente Miranda, la giovane vicina del piano di sopra. Per certi versi non ha torto. Il primo non-uomo ha accesso a tutto quello che si può sapere, dalla soluzione del problema matematico P e NP, all’influenza di Montaigne su Shakespeare, fino al modo di vincere le resistenze di Miranda e penetrarne il segreto. Un segreto complicato e doloroso che, quando emerge, pone ciascuno di fronte a un dilemma etico lacerante. Ma la legge piú inviolabile dell’androide recita: «Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno». E per un’intelligenza artificiale tanto sofisticata da anteporre la coscienza alla scienza, il concetto di danno può essere piú profondo e micidiale di quel che appare.
(Ed. Einaudi; Supercoralli)

Indice cronologico opere Ian McEwan

Il mio romanzo viola profumato – Ian McEwan

Incipit Il mio romanzo viola profumato

Del mio amico, il romanziere Jocelyn Tarbet, un tempo celebrato, avrete sentito parlare, ma sospetto che il ricordo di lui cominci a sbiadire. Gli anni possono essere implacabili con la gloria. È probabile che mentalmente associate il suo nome a uno scandalo ormai semidimenticato, una vicenda incresciosa. Di me, di Parker Sparrow, romanziere un tempo oscuro, non avevate invece mai sentito parlare prima che il mio nome venisse collegato pubblicamente al suo. Come i due estremi di un dondolo, i nostri nomi rimangono inseparabili per un esiguo manipolo di bene informati. La sua ascesa ha coinciso, pur non essendone causa, con il mio declino. Il suo successivo tramonto è stato il mio trionfo terreno. Non nego che siano stati commessi degli illeciti. Ho rubato una vita e non intendo restituirla. Siete liberi di considerare le poche pagine che seguono come una confessione.

Incipit tratto da:
Titolo: Il mio romanzo viola profumato. Seguito da “L’io”
Autore: Ian McEwan
Traduzione: Susanna Basso
Titolo originale: My Purple Scented Novel
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Ian McEwan

Copertine di Il mio romanzo viola profumato di Ian McEwan

Incipit My Purple Scented Novel

You will have heard of my friend the once celebrated novelist Jocelyn Tarbet, but I suspect his memory is beginning to fade. Time can be ruthless with reputation. The association in your mind is probably with a half-forgotten scandal and disgrace. You’d never heard of me, the once obscure novelist Parker Sparrow, until my name was publicly connected with his. To a knowing few, our names remain rigidly attached, like the two ends of a seesaw. His rise coincided with, though did not cause, my decline. Then his descent was my earthly triumph. I don’t deny there was wrongdoing. I stole a life, and I don’t intend to give it back. You may treat these few pages as a confession.

Incipit tratto da:
Title: My Purple Scented Novel
Author: Ian McEwan
Publisher: Vintage
Language: English
Quarta di copertina / Trama

Questa è la confessione di un crimine perfetto.
Parker Sparrow ha rubato la vita del suo caro amico Jocelyn Tarbet.
Da ragazzi sognavano entrambi di diventare grandi scrittori.
Jocelyn è riuscito a raggiungere la fama, Parker invece no.
Per decenni ha raccontato che non aveva importanza.
Poi ha scritto un altro finale.
(Ed. Einaudi)

Indice cronologico opere Ian McEwan

Nel guscio – Ian McEwan

Dunque eccomi qui, a testa in giú in una donna

Incipit Nel guscio

Dunque eccomi qui, a testa in giú in una donna. Braccia pazientemente conserte ad aspettare, aspettare e chiedermi dentro chi sono, dentro che guaio mi sto per cacciare. Mi si chiudono gli occhi di nostalgia al ricordo di quando fluttuavo libero nel mio sacco opalescente, a spasso dentro la bolla sognante dei miei pensieri, tra capriole al ralenti in un oceano privato, e delicate carambole contro i confini trasparenti della mia prigione, quella membrana sicura che, pur attutendole, vibrava insieme alle voci di cospiratori intenti a una macchinazione odiosa. Succedeva nella spensierata stagione della mia giovinezza. A questo punto, ormai completamente capovolto, con le ginocchia schiacciate al petto e senza alcun margine di movimento, non ho soltanto la testa impegnata ma anche tutti i pensieri. Non ho più scelta, un orecchio è premuto giorno e notte contro le pareti irrorate di sangue. Ascolto, prendo appunti mentali, e mi preoccupo. Tra le lenzuola sento discorsi efferati e mi agghiaccia il terrore di quel che mi aspetta, di quel che potrebbe compromettermi.

Incipit tratto da:
Titolo: Nel guscio
Autore: Ian McEwan
Traduzione: Susanna Basso
Titolo originale: Nutshell
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Ian McEwan

Copertine di Nel guscio di Ian McEwan

Incipit Nutshell

So here I am, upside down in a woman. Arms patiently crossed, waiting, waiting and wondering who I’m in, what I’m in for. My eyes close nostalgically when I remember how I once drifted in my translucent body bag, floated dreamily in the bubble of my thoughts through my private ocean in slow-motion somersaults, colliding gently against the transparent bounds of my confinement, the confiding membrane that vibrated with, even as it muffled, the voices of conspirators in a vile enterprise. That was in my careless youth. Now, fully inverted, not an inch of space to myself, knees crammed against belly, my thoughts as well as my head are fully engaged. I’ve no choice, my ear is pressed all day and night against the bloody walls. I listen, make mental notes, and I’m troubled. I’m hearing pillow talk of deadly intent and I’m terrified by what awaits me, by what might draw me in.

Incipit tratto da:
Title: Nutshell
Author: Ian McEwan
Publisher: Random House
Language: English
Quarta di copertina / Trama

«Potrei anche essere confinato in un guscio di noce e sentirmi il re di uno spazio infinito – se non fosse la compagnia di brutti sogni», lamentava l’Amleto shakespeariano. Recluso a testa in giú nel guscio materno, il narratore di questo thriller unico nel suo genere ha invece finito lo spazio a disposizione. Una certa dose di piaceri regali – del sublime Sancerre Chavignol sorbito attraverso il cordone, magari – può forse allietare la sua attesa. Ma non mancano i brutti sogni, con la madre e lo zio perversi e assassini che il destino gli ha dato in sorte. E dunque basta con gli indugi, è arrivato il tempo di scegliere: essere o non essere?
La gravidanza di Trudy è quasi a termine, ma l’evento si prospetta tutt’altro che lieto per il suo piccolo ospite. Ad attenderlo nella grande casa di famiglia (e nel letto coniugale) non c’è il legittimo marito di Trudy e suo futuro padre, John Cairncross, poeta povero e sconosciuto, innamorato della moglie e della civiltà delle parole, ma il fratello di lui, il ricco e becero agente immobiliare Claude. Dalla sua posizione ribaltata e cieca, il nascituro gode nondimeno di una prospettiva privilegiata sugli eventi in corso, ed è lui a metterci a parte di una vicenda di lutto e di sospetto dagli echi assai familiari. Certo, la scena non è quella corrotta e claustrofobica del castello di Elsinore. Certo, i due cognati fedifraghi, Trudy e lo zio Claude, non hanno regni nordici cui aspirare. Piuttosto a far gola ai due vogliosi amanti è l’edificio georgiano su Hamilton Terrace, decrepito ma d’inestimabile valore, incautamente ereditato da John, i cui pavimenti luridi e la cui onnipresente immondizia prendono il posto del marcio in Danimarca. Ma amletico è il crimine orrendo che il narratore vede (o meglio sente) arrivare, e amletico è pure il suo inesauribile flusso di pensieri dubitanti, gli stessi che hanno inaugurato al mondo la danza della modernità. Se nel testo shakespeariano l’origliamento, l’atto di spiare e raccogliere informazioni rovistando i recessi e gli anditi del regno, è spesso motore dell’azione, nel guscio l’udito è il senso privilegiato per ragioni fisiologiche, e a essere rovistati a pochissima distanza dal capo dell’inorridito narratore sono spesso e volentieri i recessi e gli anditi del corpo materno. Mentre all’orecchio non sempre affidabile del nostro eroe non-nato si dipana la tragica detective story, nella manciata di giorni che separano il suo «esserci» dal suo protetto «non-esserci» ancora, con il conforto di qualche buon vino giunto fino a lui dalle superbe degustazioni materne, e costantemente edotto sul mondo dai programmi radiofonici di approfondimento culturale che fortunatamente Trudy preferisce a quelli musicali, il nascituro ha tempo di riflettere su di sé, sulla complicata faccenda dell’amore, sul mondo, coi suoi orrori contemporanei e con le sue desiderate meraviglie. Ha tempo e curiosità sufficienti per farsi domande, interpretare i segni della sua realtà mediata, contemplare azioni e concludere che la sua sola salvezza, la salvezza dell’uomo, sta forse nell’esitazione.
(Ed. Einaudi; Supercoralli)

Cronologia opere Ian McEwan