Le ultime lezioni – Giovanni Montanaro

Incipit
Le ultime lezioni

Incipit Le ultime lezioni

Il professor Costantini era il tipo di uomo che chiunque ha in mente quando pensa a un professore.
Aveva poco meno di sessant’anni, capelli in disordine, occhi chiari, occhiali tondi, garbo senza fascino. Veniva in classe con giacche sdrucite ma ancora decorose, come uno che da giovane abbia avuto delle speranze. Ogni tanto osava un jeans, ma non era proprio il suo genere; erano sformati, lo facevano sembrare più vecchio.
Insegnava lettere, amava Leopardi e sopportava Foscolo a stento, perché gli sembrava insincero. Non era lugubre, però, tutt’altro; era energico e risoluto. Pochi anni lo separavano dalla pensione, e per lui non era né una noia né una liberazione, solo una certezza.

Incipit tratto da:
Titolo: Le ultime lezioni
Autore: Giovanni Montanaro
Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia Giovanni Montanaro

Copertina di Le ultime lezioni di Giovanni Montanaro
Quarta di copertina / Trama

Il professor Costantini è esattamente il tipo di uomo che si ha in mente quando si pensa a un professore. Jacopo ne apprezza le lezioni di letteratura al liceo – “parlando di eroi, d’amore, di donne, di morte, si diceva tutt’altro, si diceva di noi” – ma in fondo nutre per lui quel misto di sfiducia e curiosità che molti ragazzi nutrono nei confronti degli insegnanti. Poi a Costantini muore improvvisamente la moglie e si ritira dall’insegnamento, rifugiandosi nella sua casa sull’isola di Sant’Erasmo con la figlia disabile. Jacopo lo dimentica presto, ma dopo alcuni anni lo ritrova, proprio mentre sta attraversando un momento delicato: ha da poco rotto con Alice, di cui, pur senza volerlo ammettere, è ancora innamorato, e sta per finire gli studi di Economia senza sapere cosa fare dopo.
Il professore lo invita ad andare a trovarlo e Sant’Erasmo lo accoglie con i suoi canali e i suoi silenzi, i carciofi e le biciclette, e una brezza calda, salata: “Venezia era distante, e anche l’Adriatico. C’erano rondini e gabbiani. C’era profumo, di salso e di alberi, di caldo. Pareva di stare lontano, ai Tropici, in qualche mondo inesistente, selvaggio”.
Jacopo ha bisogno di quel rifugio, e ha bisogno di Costantini, delle sue parole, di essere ripreso quando sbaglia, di essere indagato per riuscire a capirsi: nessuno, dai tempi della scuola, gli parlava più come il professore, gli poneva le domande fondamentali. E poi c’è Lucia, la figlia, che nasconde femminilità e vita. Così Jacopo per un’estate intera frequenta quella casa e, all’ombra di un grande albero di mimosa, scrive una tesi che non era riuscito neanche a cominciare. Da lì, troverà il suo destino.
Giovanni Montanaro racconta l’età difficile delle ultime lezioni, in cui si diventa adulti grazie anche ai maestri imprevedibili che la vita ci fa incontrare.
(Ed. Feltrinelli)

Indice cronologico opere Giovanni Montanaro

Nell #incipit di "Le ultime lezione" ci viene presentato uno dei protagonisti, il professore. Un romanzo di formazione,…

Pubblicato da Incipitmania su Martedì 2 aprile 2019

Il gioco di Santa Oca – Laura Pariani

Incipit
Il gioco di Santa Oca

Incipit Il gioco di Santa Oca

Sopra la torre sventola lo stendardo del Sant’Uffizio che in questa piccola città ha una sede distaccata nel palazzo di Giustizia. Il cortile brulica di gente. Accostati ai muri perimetrali, come rondini al nido, gli scrivani si danno un gran daffare, ciascuno al suo tavolino con fogli, calamaio e sacchetto di sabbia per asciugare l’inchiostro, intenti a redigere petizioni, memoriali e suppliche a buon pro degli illetterati. Da una finestra della Cancelleria, Lucretio Firetto contempla la folla dei postulanti. Stamattina sono venuti in molti, più del solito: a denunciare con petulanza le ladrerìe dei soldati di stanza in città, a domandare esenzioni dalle tasse adducendo la scusa della carestia, a richiedere un sussidio lamentando le più disparate disgrazie. Ste piàttole non la voglion proprio capire che è inutile insistere. Anche il più corto di comprendonio oramai dovrebbe sapere che le casse di Busto Grande sono vuote, come pure quelle del Ducato di Milano: i denari sono stati prosciugati dagli impegni di guerra. Ma insomma, se il Re di Spagna, nostro sovrano, che a quel che dicono amministra la sò casa con più sapienza del grande Salomone, perfino lui ha fatto tre volte bancarotta, cosa ce ne può il tanto meno potente Governatore del Milanesado?… Ché, a dire il vero, Lucretio Firetto, Primo Cancelliere in questa malarbètta città cresciuta nella brughiera, si chiede a volte come sia possibile che, a quanto dicono, ogni giorno carrettate d’oro e d’argento entrino nella Casa de la Moneda della capitale di Spagna, e subito spariscano come per incantamento.

Incipit tratto da:
Titolo: Il gioco di Santa Oca
Autrice: Laura Pariani
Casa editrice: La Nave di Teseo

Bibliografia Laura Pariani

Copertina di Il gioco di Santa Oca di Laura Pariani
Quarta di copertina / Trama

Autunno 1652. Un pugno di uomini, stanchi di subire le angherie dei nobili e dei soldati che razziano i paesi della brughiera lombarda tra una battaglia e l’altra, si raccoglie intorno a Bonaventura Mangiaterra, un capopopolo che affascina i suoi compagni con la Bella Parola, una versione personale e ribelle delle storie della Bibbia. Bonaventura diventa presto una leggenda tra i contadini e i poveri: ha carisma, saggezza e una lingua sciolta con cui predica la libertà, in breve la sua banda cresce di numero e forza minacciando il potere costituito. Per fermare la rivolta, l’Inquisizione e i nobili della zona schierano infide spie e un esercito poderoso, ma quando riusciranno ad arrivare a Bonaventura, una sorpresa metterà in discussione tutte le loro certezze.
Vent’anni dopo, la cantastorie Pùlvara ripercorre le stesse brughiere che hanno vissuto l’epopea di Bonaventura e della sua banda. La donna si era unita in gioventù a quegli uomini valorosi travestendosi da maschio e ora, in cambio di ospitalità, racconta ai contadini le loro imprese. Mano a mano che quelle gesta eroiche rivivono nelle sue parole, Pùlvara si avvicina sempre di più, come in un gioco che diventa reale, al mistero della vita di Bonaventura Mangiaterra.
Un romanzo di ribellione e libertà, la storia di un sogno di giustizia e di una donna coraggiosa che sfida le convenzioni del suo tempo.
(Ed. La Nave di Teseo)

Indice cronologico opere Laura Pariani

Operazione Shylock – Philip Roth

Incipit
Operazione Shylock

Incipit Operazione Shylock

Seppi dell’esistenza dell’altro Philip Roth nel gennaio 1988, alcuni giorni dopo Capodanno, quando mio cugino Apter° mi telefonò a New York per informarmi che la radio israeliana aveva riferito che mi trovavo a Gerusalemme per assistere al processo di John Demjanjuk, il presunto Ivan il Terribile di Treblinka. Apter mi disse che il processo Demjanjuk veniva trasmesso ogni giorno integralmente dalla radio e dalla televisione. Secondo la sua padrona di casa, ero apparso fugacemente sul teleschermo il giorno prima, identificato dal commentatore come uno degli spettatori presenti in aula, e poi, proprio quel mattino, aveva udito lui stesso alla radio una notizia che lo confermava. Apter voleva sapere dov’ero, perché dalla mia ultima lettera aveva capito che non sarei arrivato a Gerusalemme prima della fine del mese, per intervistare il romanziere Aharon Appelfeld. Apter disse alla padrona di casa che se io fossi stato a Gerusalemme avrei già preso contatto con lui, e le cose stavano proprio cosí: durante le quattro visite che avevo fatto mentre stavo lavorando alle parti israeliane della Controvita, avevo regolarmente invitato Apter a pranzo un giorno o due dopo il mio arrivo.

Incipit tratto da:
Titolo: Operazione Shylock
Autore: Philip Roth
Traduzione: Vincenzo Mantovani
Titolo originale: Operation Shylock
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Philip Roth

Copertine di Operazione Shylock di Philip Roth

Incipit Operation Shylock

I learned about the other Philip Roth in January 1988, a few days after the New Year, when my cousin Apter° telephoned me in New York to say that Israeli radio had reported that I was in Jerusalem attending the trial of John Demjanjuk, the man alleged to be Ivan the Terrible of Treblinka. Apter told me that the Demjanjuk trial was being broadcast, in its entirety, every day, on radio and TV. According to his landlady, I had momentarily appeared on the TV screen the day before, identified by the commentator as one of the courtroom spectators, and then this very morning he had himself heard the corroborating news item on the radio. Apter was calling to check on my whereabouts because he had understood from my last letter that I wasn’t to be in Jerusalem until the end of the month, when I planned to interview the novelist Aharon Appelfeld. He told his landlady that if I were in Jerusalem I would already have contacted him, which was indeed the case — during the four visits I had made while I was working up the Israel sections of The Counterlife, I’d routinely taken Apter to lunch a day or two after my arrival.

Incipit tratto da:
Title: Operation Shylock
Author: Philip Roth
Publisher: Simon & Schuster
Language: English
Quarta di copertina / Trama

In questo libro perversamente ingegnoso (che potrebbe o meno essere un libro di fiction), Philip Roth incontra un uomo che potrebbe o meno essere Philip Roth. Perché qualcuno con quel nome sta girando per Israele, promuovendo un bizzarro esodo alla rovescia degli ebrei. Roth è deciso a fermarlo, anche se questo significa impersonare il proprio impersonatore. Con una suspense straziante, speculazioni filosofiche sfrenate e un cast di personaggi che include agenti dei servizi segreti israeliani, esuli palestinesi, un criminale di guerra sotto accusa e la seducente fondatrice di un’organizzazione chiamata Antisemiti Anonimi, Operazione Shylock si mantiene sempre in bilico sul crinale tra realtà e finzione, serietà e comicità raffinata, storia e incubo.
(Ed. Einaudi)

Indice cronologico opere Philip Roth