Il borghese Pellegrino – Marco Malvaldi

Incipit Il borghese Pellegrino

– Questo, di cui nella lezione di oggi parleremo, è fenomeno talmente complesso che l’analizzarlo stanca il pensiero e scoraggia la scienza.
L’aula è piena, gremita, con persone persino in piedi; eppure, a parte il suono dei tacchi dell’uomo che passeggia di fronte alla cattedra, non si avverte il minimo rumore.
– Pur tuttavia, mostreremo oggi come si possano, in questo fenomeno sì intricato e inafferrabile all’intelletto, trovare dei termini che non mutano.
Il che si spiega, forse, con il fatto che ad assistere alla conferenza ci sono i più disparati tipi di persone. Si sa, infatti, che il rumore in qualsiasi tipo di assemblea è spesso correlato con il grado di conoscenza reciproca dei convenuti: una classe di una ventina di studenti fa molto più casino dello stesso numero di persone nella sala d’attesa dell’ortopedico. E in questo caso gli uditori sono piuttosto variegati.
– E il primo fatto che dobbiamo accettare, e che guiderà la nostra ricerca e la nostra lezione, è che la traiettoria con cui si evolve tale fenomeno non è una linea retta, bensì una parabola.

Incipit tratto da:
Titolo: Il borghese Pellegrino
Autore: Marco Malvaldi
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Marco Malvaldi

Copertine di Il borghese Pellegrino di Marco Malvaldi

Quarta di copertina / Trama

A cinque anni di distanza dal suo primo, fortuito, caso criminale (raccontato nel precedente Odore di chiuso), Pellegrino Artusi è ospite di un antico castello che un agrario capitalista ha acquisito con tutta la servitù, trasformando il podere in una azienda agricola d’avanguardia. È stato invitato perché è un florido mercante, nonché famoso autore della Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il libro con cui codificava la cucina italiana e contribuiva anche, con i sapidi aneddoti uniti alle ricette, a diffondere nei tinelli delle case la lingua nazionale. Oltre al proprietario, Secondo Gazzolo, con la moglie, completano il gruppo altri illustri signori. Il professor Mantegazza, amico di Artusi, fisiologo di fama internazionale; il banchiere Viterbo, tanto ricco quanto ingenuo divoratore di vivande; il dottor D’Ancona, delegato del Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico della Turchia; Reza Kemal Aliyan, giovane turco, funzionario dello stesso consiglio; il ragionier Bonci, assicuratore con le mani in pasta; sua figlia Delia che cerca marito ma ancor più avventure. Riunisce tutti non solo il fine conviviale, ma anche un affare in fieri. Sono infatti gli anni d’inizio secolo in cui la finanza europea si andava impadronendo del commercio internazionale del decadente Impero Ottomano. Accade che, tra un pranzo, un felpato attrito di opinioni e interessi, un colloquio discreto, viene trovato morto un ospite; è chiuso a chiave in camera da letto ma il professor Mantegazza è sicuro: è stato soffocato da mani umane.
Circostanze che non collimano, passaggi segreti, colombi viaggiatori, tresche clandestine, fanno entrare ed uscire dalla scena, o agire coralmente, i personaggi, con la vivacità di un teatro brillante. E si adatta al luogo una sfumatura di gotico, in ironico contrasto con l’atteggiamento scientista all’epoca di gran voga.
Marco Malvaldi, l’autore, si sente a proprio agio nell’ambiente fiduciosamente positivistico dell’epoca, rappresentato con allusiva esattezza (nell’epilogo del romanzo si spiega come tutto il contorno è storicamente vero). D’accordo con il suo eroe Pellegrino Artusi considera la buona cucina una branca della chimica, una scienza complessa, rigorosa e stuzzicante quanto la sublime arte dell’investigazione.
(Ed. Sellerio; La Memoria)

Indice cronologico opere Marco Malvaldi

Vento in scatola – M. Malvaldi e G. Ghammouri

Attenzione. Volo DT4469 per Heathrow, ultima chiamata.

Incipit Vento in scatola

Attenzione. Volo DT4469 per Heathrow, ultima chiamata. I passeggeri Diamond, Douglas e Bourifa Mohammed sono pregati di presentarsi al gate per l’imbarco immediato.
Salim ci mise qualche secondo per rendersi conto che stavano chiamando il suo nome. Cioè, non proprio il suo nome, ma stavano comunque chiamando lui. Alzandosi dalla sedia, Salim si impose una calma che in realtà era molto più lontana di quanto non fosse Londra. Mohammed Bourifa, che nome brutto. Che cosa fa una persona per far vedere che è calma, Salim? Fa vedere che è padrona di se stessa.
Con pazienza, come se nessuno lo stesse chiamando, Salim mise a posto l’iPad nella custodia, poi la custodia nello zaino, e poi lo zaino in spalla. Sarebbe stato stupido affastellare tutte le cose, l’iPad in una mano e lo zaino nell’altra, e magari la carta d’imbarco fra i denti. Stupido e anche parecchio sospetto. Salim si immaginava la reazione degli addetti all’imbarco – guarda, non ti sembra un po’ nervoso quel tipo? Quale, quello con la faccia parecchio da arabo? Sarà meglio perquisirlo?

Incipit tratto da:
Titolo: Vento in scatola
Autori: Marco Malvaldi e Glay Ghammouri
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Marco Malvaldi

Vento in scatola di Marco Malvaldi e Glay Ghammouri
Quarta di copertina / Trama

Una commedia da camera si potrebbe definire Vento in scatola, solo che in questo caso la camera, l’ambiente chiuso in cui tutto si svolge, è molto grande: un carcere. Le celle, i corridoi, «l’aria», le zone degli assistenti, la stanza del dirigente, i luoghi di punizione (non c’è in questo carcere la tremenda «cella liscia»): qui i detenuti interagiscono tra di loro e con i sorveglianti, cercano di stabilire gerarchie e simpatie, e di passare il tempo. Al centro di questa vicenda corale, che non ha niente di autobiografico pur avvalendosi di esperienze vissute, c’è un giovane che si forma cittadino: un tunisino, abile broker nel suo paese, in carcere per un reato che non ha commesso ma impunito per una truffa di cui è colpevole. Mentre trascorre normalmente la pena, gli capita una cosa che mette i brividi e lo costringe a una scelta.
Questo libro nasce dall’incontro, durante un corso di scrittura tenuto nel carcere di Pisa, tra Marco Malvaldi e Glay Ghammouri, un ex militare tunisino dalla carriera stroncata in patria per motivi politici e oggi detenuto in Italia a causa di un grave delitto. Mette assieme la sperimentata capacità di divertire mediante intrighi con la conoscenza interna minuziosa della situazione carceraria di chi ci vive. Ma non chiede commozione e pietà. Vuole soltanto mostrare l’interno di un carcere mettendo in scena la quotidianità, la sua giustizia e la sua ingiustizia («per essere autenticamente liberi occorre conoscere il carcere»). Ed è un libro rigenerante, di questi tempi in cui muri di odio si sollevano contro chiunque sia un diverso. Il suo senso è che, così come non si può tenere il vento in scatola, non si può imprigionare l’umanità che è in ciascuno di noi.
(Ed. Sellerio)

Cronologia opere Marco Malvaldi

La misura dell’uomo – Marco Malvaldi

L’uomo si fermò un attimo, prima di entrare.

Incipit La misura dell’uomo

L’uomo si fermò un attimo, prima di entrare.
Inutile guardarsi intorno per cercare di capire se qualcuno lo avesse seguito. L’entrata al castello sorgeva in una delle zone vecchie di Milano, lungo una strada umida e buia a cui si arrivava solo tramite altre strade umide e buie, e se anche qualcuno gli si fosse messo dietro lo avrebbe perso già da un bel pezzo, nonostante il vistoso panno rosa del suo vestito.
A dire il vero, capitava che temesse di perdersi anche lui. Già una volta era successo che non fosse in grado di orientarsi nel gomitolo dei vicoli intorno al castello. Un po’ per colpa sua, certo, che non aveva mai avuto un gran senso dell’orientamento. Un po’ per colpa di quella città, cresciuta così male, senza un progetto, senza una forma, senza una visione. Andava ripensata da capo a piedi, quella città. Organizzata in modo diverso, proprio. Radicalmente diverso. In modo mai visto prima. Una città su più livelli, per esempio. Dal basso all’alto, dall’acqua al cielo. Una città come il contrario di una casa, dove i poveri stavano in aria e i signori a terra, come nelle insule romane descritte nel libro di Vitruvio. Aveva avuto ragione Francesco di Giorgio a tradurlo dal latino, ne valeva davvero la pena. Grande acquisto, quel libro. Gli era costato una fortuna, ma gli aveva fatto venire in mente tante di quelle…
L’uomo vestito di rosa si riscosse, rendendosi conto di essersi perso – ma solo nei suoi stessi pensieri. Cosa che gli capitava spesso, e che era di gran lunga la frazione di tempo migliore della sua giornata. Ma adesso non era il momento di abbandonarsi a fantasticherie. Adesso c’era da fare.

Incipit tratto da:
Titolo: La misura dell’uomo
Autore: Marco Malvaldi
Casa editrice: Giunti

Bibliografia Marco Malvaldi

Copertina di La misura dell'uomo di Marco Malvaldi
Quarta di copertina / Trama

Ottobre 1493. Firenze è ancora in lutto per la morte di Lorenzo il Magnifico. Le caravelle di Colombo hanno dischiuso gli orizzonti del Nuovo Mondo. Il sistema finanziario contemporaneo si sta consolidando grazie alla diffusione delle lettere di credito. E Milano è nel pieno del suo rinascimento sotto la guida di Ludovico il Moro.
A chi si avventura nei cortili del Castello o lungo i Navigli capita di incontrare un uomo sulla quarantina, dalle lunghe vesti rosa, l’aria mite di chi è immerso nei propri pensieri. Vive nei locali attigui alla sua bottega con la madre e un giovinetto amatissimo ma dispettoso, non mangia carne, scrive al contrario e fatica a essere pagato da coloro cui offre i suoi servigi. È Leonardo da Vinci: la sua fama già supera le Alpi giungendo fino alla Francia di re Carlo VIII, che ha inviato a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto nella guerra contro gli Aragonesi ma affidando loro anche una missione segreta che riguarda proprio lui. Tutti, infatti, sanno che Leonardo ha un taccuino su cui scrive i suoi progetti più arditi – forse addirittura quello di un invincibile automa guerriero – e che conserva sotto la tunica, vicino al cuore. Ma anche il Moro, spazientito per il ritardo con cui procede il grandioso progetto di statua equestre che gli ha commissionato, ha bisogno di Leonardo: un uomo è stato trovato senza vita in una corte del Castello, sul corpo non appaiono segni di violenza, eppure la sua morte desta gravi sospetti… Bisogna allontanare le ombre della peste e della superstizione, in fretta: e Leonardo non è nelle condizioni di negare aiuto al suo Signore.
A cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, Marco Malvaldi gioca con la lingua, la scienza, la storia, il crimine e gli ridà vita tra le pagine immaginando la sua multiforme intelligenza alle prese con le fragilità e la grandezza dei destini umani. Un romanzo straordinario, ricco di felicità inventiva, di saperi e perfino di ironia, un’indagine sull’uomo che più di ogni altro ha investigato ogni campo della creatività, un viaggio alla scoperta di qual è – oggi come allora – la misura di ognuno di noi.
UN TACCUINO SEGRETO. UNA MORTE INSPIEGABILE. UN GENIO CHE A DISTANZA DI CINQUE SECOLI GIOCA CON LA NOSTRA INTELLIGENZA E CI COLMA DI STUPORE.
«Questa capacità rende l’uomo simile a Dio: quella di inventare cose che non esistevano prima, e dare loro signi cato. Ogni uomo puo` dar forma, nella sua testa, a oggetti che non esistono, e convincere gli altri che tali oggetti esistono, o esisteranno.»
(Ed. Giunti)

Indice cronologico opere Marco Malvaldi