Sotto un cielo sempre azzurro – Andrea Vitali

A quel tempo dormivo in camera con mio nonno Zaccaria

Incipit Sotto un cielo sempre azzurro

A quel tempo dormivo in camera con mio nonno Zaccaria. Ero ancora piccolo, andavo a scuola, facevo le elementari, la terza o forse la quarta, e abitavo in campagna. C’era un sacco di verde intorno, prati, alberi, un fiume, il cielo sempre azzurro, tutto quello che rivedo nei disegni che facevo allora quando oggi, ripensando a quel tempo e a quello che accadde, li riguardo. C’erano anche tanti profumi che non avevano ancora un nome e i versi delle galline, dei maiali e delle mucche. Ma pure il gracchiare sgraziato dei corvi che obbligava a guardare in alto per capire la bellezza dei cieli d’inverno. C’era la musica della pioggia sul tetto, che mi piaceva ascoltare a occhi chiusi sdraiato in soffitta in mezzo a tante cose polverose sulle quali fantasticavo cercando di immaginare a cosa fossero servite. Poi la neve d’inverno che invece mi piaceva guardare perché alla fine riuscivo a vedere che forma avesse tutto quel silenzio che calava sul mondo e i fischi del vento in autunno che bisognava ascoltare il meno possibile, perché secondo mia mamma parlavano di malattie come fossero cose piacevoli.

Incipit tratto da:
Titolo: Sotto un cielo sempre azzurro
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Andrea Vitali

Copertine di Sotto un cielo sempre azzurro di Andrea Vitali
Quarta di copertina / Trama

La fortuna di Mattia si chiama Zaccaria. È suo nonno. Un tipo alto, magro, con i baffi e un vocione che fa tremare i vetri alle finestre. Da quando è venuto a vivere in casa del nipote, dividendo con lui la camera da letto perché altro posto non c’è, le cose sono cambiate da così a così. Per Mattia la noiosa vita di figlio unico è come se avesse ingranato la quarta e… via nei boschi a imparare i versi degli uccelli e il modo che usano gli alberi per comunicare fra di loro, a cercare castagne o a raccogliere ciliegie arrampicati sui rami. E la sera, aspettando di addormentarsi, il suono della voce del nonno che racconta storie incredibili di luoghi e persone mai sentiti prima. Un paradiso! con un sacco di verde intorno e un cielo sempre azzurro. Una mattina, però, quando si sveglia, Zaccaria non sembra più lo stesso. È serio, nervoso, e non si capisce di cosa stia parlando. La diagnosi del medico non lascia dubbi: non si può più tenerlo lì. E per Mattia il mondo intero sembra crollare di colpo. Possibile che il nonno sia così grave e non si tratti invece di uno dei suoi scherzi? Oppure è entrato in una realtà tutta nuova che si apre solo davanti agli occhi di chi la sa vedere?
Con Sotto un cielo sempre azzurro Andrea Vitali ci porta nel luogo più intimo della sua fantasia. Ammicca, invitandoci a seguirlo dietro cancelli invisibili ma che cigolano davvero, in quello spazio della nostra mente in cui conserviamo la parte più vitale di noi stessi ma che spesso crediamo non sia più possibile raggiungere, quando invece non sarebbe così difficile scoprire la meraviglia che ci circonda, soprattutto in ciò che chiamiamo follia solo perché abbiamo paura di guardare il vero nascosto in ogni cosa.
In appendice al romanzo, il racconto Sui matti non piove mai.
(Ed. Garzanti; Narratori Moderni)

Indice cronologico opere Andrea Vitali

Una virtù vacillante – Yukio Mishima

Mi domando se mi sia lecito iniziare bruscamente con un’osservazione irriguardosa

Incipit Una virtù vacillante

Mi domando se mi sia lecito iniziare bruscamente con un’osservazione irriguardosa , ma devo dire che la signora Setsuko Kurakoshi, benché avesse soltanto ventott’anni, era dotata di un’innata sensualità. Cresciuta in una famiglia dell’alta borghesia in cui vigevano rigide norme di comportamento, era assolutamente aliena da ogni succedaneo della sensualità, quali uno spirito investigatore, la logica, l’ironia nella conversazione, la letteratura, e sarebbe dunque più opportuno affermare che fosse semplicemente destinata a divenire una donna docile, irreprensibile, e a fluttuare in un mare di sensualità. Fortunato l’uomo amato da una simile moglie.

Incipit tratto da:
Titolo: Una virtù vacillante
Autore: Yukio Mishima
Traduzione: Lydia Origlia
Titolo originale traslitterato: Bitoku no yoromeki
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Yukio Mishima

Copertine di Una virtù vacillante di Yukio Mishima
Quarta di copertina / Trama

Pubblicato a puntate nel 1957, Una virtù vacillante ebbe un successo tale in Giappone che «vacillare» divenne sinonimo di «cedere alla tentazione dell’adulterio». Protagonista del romanzo è la sensuale Setsuko, una giovane signora della borghesia medio-alta di Tokyo, che, intrappolata in un matrimonio di convenienza, si ribella a ogni forma di moralità e si abbandona tra le braccia di un affascinante conoscente.
Mishima analizza la giovane e bella Setsuko con la spietatezza di un entomologo, descrivendo con maestria il conflitto che la tormenta tra istinto ed etica, tra sentimento e razionalità, il misterioso e indomabile anelito a un amore travolgente, totale, eterno fino alla scoperta dell’ineluttabile verità: l’amante è simile al marito e alla gran parte degli uomini, strutturalmente incapaci di corrispondere all’assolutezza dell’amore femminile.
(Ed. Einaudi; ET)

Indice cronologico opere Yukio Mishima

Neve di primavera – Yukio Mishima

Incipit Neve di primavera

Allorché a scuola la conversazione cadde sulla guerra russo-giapponese, Kiyoaki Matsugae domando a Shigekuni Honda, il suo più caro amico, che cosa riuscisse a ricordarsene. I ricordi di Shigekuni erano vaghi. Rammentava a stento che una volta lo aveva portato davanti al cancello d’ingresso per osservare un corteo che sfilava alla luce delle torce. L’anno della fine della guerra avevano entrambi undici anni, e a giudizio di Kiyoaki avrebbero dovuto conservarne un ricordo un po’ più netto. I loro compagni di classe che parlavano disinvoltamente della guerra in tono da conoscitori, in genere arricchivano le loro nebulose sensazioni mnemoniche per mezzo di episodi attinti ai discorsi degli adulti.

Incipit tratto da:
Titolo: Neve di primavera
Autore: Yukio Mishima
Traduzione: Riccardo Mainardi
Titolo originale traslitterato: Haru no Yuki
Casa editrice: Bompiani

Bibliografia Yukio Mishima

Copertine di Neve di primavera di Yukio Mishima
Quarta di copertina / Trama

Neve di primavera è il primo romanzo della tetralogia Il mare della fertilità il capolavoro di Yukio Mishima di cui Bompiani inizia la pubblicazione in lingua italiana. Ambientata in Giappone a mezza via tra cultura ancestrale e rivoluzione industriale, è una narrazione giocata su corde molteplici che mescola gli avvenimenti e le passioni agli elementi: ghiaccio e fiamma, morte e linfa, violenza e sensualità. Ma è innanzi tutto una straordinaria saga dalle anime. Nel sottile confronto dei destini e dei caratteri si staglia in primissimo piano la figura di Kiyoaki, frutto di una casta snervata e reso ultrasensibile dalla qualità raffinata quanto ingannevole dalla propria educazione. Gli fa da contraltare l’amico Honda, incarnazione di un realismo quasi dogmatico, proteso verso la vita attiva e insensibile al richiamo dei sentimenti. Della nevrotica incertezza di Kiyoaki è vittima l’enigmatica e splendida Satoko , che spegnerà il suo amore disperato nella rinuncia alla vita, immolando le sane quanto frustrate manifestazioni del suo vitalismo. Gli altri personaggi – il cinico e carnale marchese Matsugae, il debole ed elusivo conte Ayakura, la mezzana au gran coeur Tadeshina – sono complementari e insieme essenziali all’ordito dell’azione principale, e sono altrettante estrincazioni di un Giappone nel quale retaggio storico, valore morale della tradizione, riti secolari, primato religioso sono chiamati a svolgere una funzione determinante sulla sorte esistenziale del singolo non meno che della comunità. Una prosa lirico-letteraria di altissima qualità, sospesa tra pianto e ironia, e un’acutissima capacità di introspezione psicologica, a volte non esente da connotazioni quasi crudeli, definiscono un affresco narrativo di assoluto nitore. Tra le innumerevoli immagini sensoriali o aspramente sensuali attraverso le quali Mishima sottolinea la grandezza dell’istante, la neve ha dato il titolo al romanzo: il suo manto gelato maschera sotto una purezza transitoria la laidità delle cose, ma sciogliendosi la riporta alla vista, più ripugnante e odiosa di prima.
(Bompiani; Letteraria Bompiani)

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