Fuoco al cielo – Viola Di Grado

Lei prende dal tavolo il coltello della carne.

Incipit Fuoco al cielo

Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l’11 febbraio 1996, è il pieno dell’inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
“Cosa vuoi fare con quello, eh?”
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla – gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno – come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione.
Sa che la lama è abbastanza affilata, bastano quattro centimetri e la carotide si spezza come il gambo di una violetta, si muore in pochi secondi: quello è il coltello che lui usa per le bestie, cervi e montoni, incide il collo e scivola giù nella carcassa, dall’addome all’ano, come un pennello sulla tela. Sa che dovrebbe sentire qualcosa di forte, la ama e non sente nulla, le tiene le spalle come se dovesse tenerla insieme e non sa perché, e non sente nulla. Lei esita e digrigna i denti, le trema la mano, fa una risata isterica che suona come vetro che si rompe. La luce della lampadina smette di sfarfallare e si fissa per un attimo. Un lampo lungo e freddo, maligno, accende i fornelli unti e le forniture in metallo, le piastrelle bianche, il forno buio aperto, Tamara e Vladimir uniti dal coltello, irradia tutta la cucina come se fosse una strana e triste navicella perduta nell’universo.
Poi li lascia nel buio.

Incipit tratto da:
Titolo: Fuoco al cielo
Autrice: Viola Di Grado
Casa editrice: La nave di Teseo

Bibliografia Viola Di Grado

Copertine di Fuoco al cielo di Viola Di Grado
Quarta di copertina / Trama

Tamara e Vladimir vivono a Musljumovo, remoto villaggio al confine con la Siberia, tra caseggiati in rovina e fabbriche abbandonate. Vivono in un’area geografica per decenni assente dalle mappe: quella della “città segreta”, luogo sinistro da cui era vietato uscire e comunicare con l’esterno, responsabile negli anni ’50 e ’60 di ben tre catastrofi nucleari.
Vladimir, infermiere di buona famiglia, è arrivato da Mosca, scegliendo di prendersi cura di chi non ha niente, delle persone dimenticate dal mondo. Tamara, insegnante, è invece nata e cresciuta nel villaggio, e abituata a pensare che ogni cosa sia destinata a contaminarsi e guastarsi velocemente. Incontrandosi, i due vengono sorpresi da una passione totalizzante che si appropria di ogni pensiero, e accende un bagliore salvifico persino lì, nel luogo più radioattivo del pianeta, in mezzo ai resti di una natura satura di veleno.
Questo sentimento così tenace, che sembra schermarli dalle insidie del reale, li rafforza e li divora al tempo stesso, finché un evento prodigioso arriverà a sconvolgere le loro vite e le loro certezze.
Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all’interno di ogni amore assoluto: perché la “città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
(Ed. La nave di Teseo)

Indice cronologico opere Viola Di Grado

Bambini di ferro – Viola Di Grado

Incipit Bambini di ferro

483 a. C.
Kusinagar, India settentrionale.
In piena notte, scalzo e sudato, Buddha Sakyamuni esce dal suo tempio scavato nella roccia, nel centro desolato di Kusinagar. È il 12 settembre, e quella è la città che ha scelto per morire. Pochi abitanti e poche costruzioni, un tempio umido e quasi inagibile dove stare solo con se stesso e poi, finalmente e all’improvviso, senza più nessuno.
Lentamente, arrancando, percorre la strada buia – terra nuda piena di sassi e scarti del bosco, foglie secche, pezzi di mango schiacciati – verso il santuario dove sa che troverà suo cugino Ananda. Ha piovuto, c’è odore di fango e di campi spogli, di cose singhiozzate dalla terra. Pesta una pozzanghera e abbassa la testa per specchiarsi, ma trova solo un buio impersonale.

Incipit tratto da:
Titolo: Bambini di ferro
Autrice: Viola Di Grado
Casa editrice: La nave di Teseo

Bibliografia Viola Di Grado

Copertine di Bambini di ferro di Viola Di Grado
Quarta di copertina / Trama

Una mattina di ne estate, in un Giappone di un’era imprecisata, la direttrice dell’Istituto Gokuraku, Sada, e la sua assistente, Yuki, prelevano da una vecchia casa una bambina rimasta orfana: la piccola Sumiko. Presto si accorgono che Sumiko non intende parlare, mangiare, interagire con niente e nessuno; i suoi occhi sono persi in un punto indefinito davanti a se´, su qualcosa che sembra nulla.
Anche Yuki, venticinque anni prima, e` stata ospite dell’istituto: privata dei genitori, e` stata sottoposta a un programma di accudimento materno artificiale il cui fallimento ha generato dei “bambini difettosi”, con nati in istituto sotto la guida e le cure soffocanti di Sada. Yuki dovrebbe essere la tutrice di Sumiko, ma viene risucchiata nella spirale dei suoi silenzi e della sua fissita`, trascinata in una “zona pericolosa”, uno spazio interiore frammentato da cui pensava di essere uscita per sempre. Sumiko si rivelera` essere custode dei segreti del passato e dei traumi
di Yuki, ma anche la sua possibilita` di salvezza.
(Ed. La nave di Teseo)

Cronologia opere Viola Di Grado

Cuore cavo – Viola Di Grado

Nel 2011 è finito il mondo: mi sono uccisa

Incipit Cuore cavo

Nel 2011 è finito il mondo: mi sono uccisa.
Il 23 luglio, alle 15.29, la mia morte è partita da Catania. Epicentro il mio corpo disteso, i miei trecento grammi di cuore umano, i seni piccoli, gli occhi gonfi, l’encefalo tramortito, il polso destro poggiato sul bordo della vasca, l’altro immerso in un triste mojito di bagnoschiuma alla menta e sangue.

Incipit tratto da:
Titolo: Cuore cavo
Autrice: Viola Di Grado
Casa editrice: e/o

Bibliografia di Viola Di Grado

Cuore cavo di Viola Di Grado

Quarta di copertina / Trama

In un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura formidabile per originalità e poesia, Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che lo segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l’amore, la frequentazione “fantasmatica” delle persone care, la solitudine e l’incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Si rimane seriamente scossi da questa lettura, in cui Di Grado conferma appieno la sua unicità.
Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell’“anima”, la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti
e sentirti ma i morti restano all’erta, impauriti, in ascolto. Un romanzo sulla morte e sulla “vita-dopo-la-morte” innovativo e conturbante, la conferma evidente di uno dei maggiori talenti della narrativa di questi anni.
(Ed. e/o; Dal Mondo)

Cronologia opere di Viola Di Grado