Il cavaliere inesistente – Italo Calvino

Incipit Il cavaliere inesistente

Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l’esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano lì; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po’ coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento. Non è detto che qualcuno in quell’immobile fila di cavalieri già non avesse perso i sensi o non si fosse assopito, ma l’armatura li reggeva impettiti in sella tutti a un modo. D’un tratto, tre squilli di tromba: le piume dei cimieri sussultarono nell’aria ferma come a uno sbuffo di vento, e tacque subito quella specie di mugghio marino che s’era sentito fin qui, ed era, si vede, un russare di guerrieri incupito dalle gole metalliche degli elmi. Finalmente ecco, lo scorsero che avanzava laggiù in fondo, Carlomagno, su un cavallo che pareva più grande del naturale, con la barba sul petto, le mani sul pomo della sella. Regna e guerreggia, guerreggia e regna, dài e dài, pareva un po’ invecchiato, dall’ultima volta che l’avevano visto quei guerrieri.

Incipit tratto da:
Titolo: Il cavaliere inesistente
Autore: Italo Calvino
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Italo Calvino

Copertine di Il cavaliere inesistente di Italo Calvino
Quarta di copertina / Trama

Il nuovo romanzo di Calvino viene ad affiancarsi a Il visconte dimezzato e a Il barone rampante, compiendo una trilogia di emblematiche figure, quasi un albero genealogico di antenati dell’uomo contemporaneo. Stavolta Calvino si è spinto più a ritroso nei secoli e il suo romanzo si svolge tra i paladini di Carlomagno, in quel Medioevo fuori d’ogni verosimiglianza storica e geografica che è proprio dei poemi cavallereschi.
Ma il sapore delle invenzioni calviniane è più che mai moderno. Quando sarebbe stato possibile dar vita ad Agilulfo, il cavaliere inesistente, se non oggi, nel cuore della più astratta civiltà di massa, in ci la persona umana tanto spesso appare cancellata dietro lo schermo delle funzioni, delle attribuzioni e dei comportamenti attribuiti? Chi più simile a un guerriero chiuso e invisibile nella sua armatura, delle migliaia di uomini chiusi e invisibili nelle proprie automobili che ci sfilano ininterrottamente sotto gli occhi? E lo scudiero Gurdulú, il quale c’è ma non sa di esserci, potrebbe forse essere concepibile al di fuori di tutta la letteratura d’oggi, volta a indagare l’umanità precosciente, l’esistenza ancora indifferenziata dal mondo delle cose? E – tra le apparizioni che fanno da coro alla vicenda – il grottesco wagneriano dei Cavalieri del Gral non ha esso pure un sapore d’attualità =, oggi che va di moda il buddismo «zen»?
Ma quel che più conta è che Il cavaliere inesistente si legge prescindendo da tutti i possibili significati, divertendosi alle avventure di Agilulfo e di Gurdulú, della fiera amazzone Bradamante e del giovane Rambaldo, del cupo Torrismondo, della maliziosa Priscilla e della placida Sofronia. In mezzo al uccedersi di trovate buffonesche, di battaglie e duelli e naufragi, non si tarda a scoprire l’accento solito di Calvino, la sua morale attiva e il suo ironico e malinconico riserbo, la sua aspirazione a una pienezza di vita, a un’umanità totale.
(Ed. Einaudi; I Coralli Prima edizione)

Da questo romanzo il film Il cavaliere inesistente per la regia di Pino Zac 1971

Locandina Il cavaliere inesistente per la regia di Pino Zac

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