Il passo del vento – Mauro Corona e Matteo Righetto

Incipit Il passo del vento

ABETE
Molti anni fa, quando ancora le nevicate invernali erano abbondanti, la signora Karin cominciava a occuparsi dell’albero di Natale già a ottobre.
Lo cercava meticolosamente nei boschi della val d’Ega, per giorni e giorni, perché doveva essere perfetto: alto quanto il capofamiglia, giovane come la figlia più piccola e con una chioma ampia all’incirca la metà dell’antica stufa in maiolica che imperava in soggiorno.
Soprattutto, doveva trattarsi di un abete bianco: solo così poteva essere un Tannenbaum, un vero albero di Natale.
Quando finalmente la donna individuava quello giusto, gli legava un nastro rosso intorno al fusto e ne riferiva la precisa posizione a Wilfred, suo marito, il quale aveva il compito di prelevarlo a novembre, durante una notte di luna piena: solo se raccolto in tale circostanza avrebbe trattenuto tutti i suoi aghi per settimane, addirittura per mesi.

Incipit tratto da:
Titolo: Il passo del vento. Sillabario alpino
Autori: Mauro Corona e Matteo Righetto
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Mauro Corona

Copertine di Il passo del vento di Mauro Corona e Matteo Righetto
Quarta di copertina / Trama

Parlare di montagna equivale a parlare dell’intera esistenza, e di come in essa si intende prendere posto. E amare la montagna significa stare al mondo con franchezza, desiderio di avventura, accortezza e spirito di solidarietà, rispetto per la vita in tutte le sue manifestazioni.
Mauro Corona e Matteo Righetto, gli scrittori italiani più autorevoli sull’argomento, danno voce a ciò che per loro la montagna rappresenta, attingendo a un ricchissimo tesoro di esperienze personali, qui condensate in brevi racconti, epigrammi fulminanti, descrizioni di paesaggi naturali di bellezza inesprimibile.
In queste pagine troviamo l’asprezza della roccia e la sfida delle vette, ma anche la carezza accogliente dei boschi, il ritmo lento del passeggiare; i ricordi vivissimi di un tempo che non esiste più e la consapevolezza urgente delle responsabilità da assumersi perché gli ambienti naturali possano sopravvivere ed essere il futuro dei nostri figli.
I sedici milioni di abeti distrutti dal ciclone che si è abbattuto sulle Dolomiti alla fine del 2018 evocano i caduti della Prima guerra mondiale, perché “gli alberi sono come le persone, e le foreste sono intere comunità”. La descrizione di un camoscio, che con abilità di equilibrista si muove tra i picchi più impervi, sfocia in una riflessione sul cambiamento del ruolo del padre nella società contemporanea, una figura ormai così priva di spigoli da rendere difficile assumerla come riferimento e appoggio. E invece, dal momento che gli esseri umani sono alpinisti inconsapevoli e chi “guarda il cielo sente la vertigine della bellezza ma anche il vuoto del precipizio”, l’appiglio è cruciale, nell’arrampicata come nella vita.
La narrativa potente di due grandi scrittori in un libro che si legge con la facilità e la soddisfazione con cui si raccolgono i mirtilli, grazie alla struttura classica e accattivante del sillabario.
(Ed. Mondadori; Omnibus)

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