Fate il vostro gioco – Antonio Manzini

Sul cielo sopra Trastevere nuvole grigie si rincorrevano come cani.

Incipit Fate il vostro gioco

Sul cielo sopra Trastevere nuvole grigie si rincorrevano come cani. Il vento però trafficava solo lassù, fra i vicoli e le strade si percepiva la solita umidità che penetrava nelle ossa. Rocco si attaccò al citofono per dieci secondi buoni. Attese. Non rispondeva. Due passi indietro per dare un’occhiata alla casa. Finestre buie, tende aperte, Sebastiano neanche si affacciava per vedere chi fosse. Fu sora Letizia a spuntare dalla finestra del primo piano chiudendosi lo scialletto di lana sul petto. «Rocco?».
«Non mi risponde!».
La vecchina dondolò la testa, poi si mise una mano a cucchiarella accanto alla bocca e sottovoce disse: «Ieri gli ho portato la spesa. Sta bene, un po’ dimagrito ma sta bene».
«Sora Leti’, je può di’ che deve rispondermi e che lo sto a cerca’?».
«Certo fijo, certo» poi riprese a bassa voce: «Ma che è successo? Perché non te parla più?».
«È ’na storia lunga. Diciamo che non si fida più di me».
«De te?».
«Già».

Incipit tratto da:
Titolo: Fate il vostro gioco
Autore: Antonio Manzini
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Antonio Manzini

Fate il vostro gioco di Antonio Manzini
Quarta di copertina / Trama

«Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro».
Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell’elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l’ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell’omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l’autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere».
Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vicequestore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno Romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l’altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in Fate il vostro gioco, il vicequestore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.
(Ed. Sellerio)

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