Il mestiere dello scrittore – Haruki Murakami

L’argomento «romanzo» è talmente complesso, talmente sconfinato, che preferisco parlare del romanziere.

Incipit Il mestiere dello scrittore

L’argomento «romanzo» è talmente complesso, talmente sconfinato, che preferisco parlare del romanziere. Mi sembra un discorso piú concreto, piú chiaro da riconoscere, e forse relativamente piú facile da portare avanti.
Se devo essere sincero, non si può proprio dire che i romanzieri – la maggior parte di loro, per lo meno – abbiano un buon carattere o una visione particolarmente lucida della vita. Inoltre, anche se non dovrei troppo strombazzarlo in giro, il piú delle volte hanno stili di vita eccentrici e abitudini di cui non andare particolarmente fieri. Che lo dicano o meno, poi, i romanzieri (forse il novantadue per cento di loro, me compreso), sono convinti di essere sempre nel giusto, qualunque cosa facciano o scrivano. Hanno scarsa considerazione degli altri scrittori e nelle loro scelte quotidiane, a parte qualche raro caso, si attengono a quest’idea. Chi vorrebbe avere degli amici o dei vicini di casa del genere? Non molta gente, per usare una litote.

Incipit tratto da:
Titolo: Il mestiere dello scrittore
Autore: Haruki Murakami
Traduzione: Antonietta Pastore
Titolo originale trasliterato: Shokugyō to shite no shōsetsuka
Casa editrice: Einaudi

Libri di Haruki Murakami

Copertine di Il mestiere dello scrittore di Haruki Murakami

Quarta di copertina / Trama

Come si impara a scrivere? Esistono dei veri e propri esercizi per l’aspirante romanziere? Cosa determina l’originalità di un libro? È giusto assegnare ai premi letterari tanta importanza? Uno scrittore dove «trova» i personaggi da mettere in scena? La scuola prepara davvero alla vita o serve solo a rendere i ragazzi conformisti? Qual è l’importanza della forma fisica per un romanziere? E soprattutto: per chi si scrive? Con Il mestiere dello scrittore Murakami Haruki compie un gesto straordinario e inaspettato: fa entrare i suoi lettori nell’intimità del suo laboratorio creativo, li fa accomodare al tavolo di lavoro e dispiega davanti a loro i segreti della sua scrittura. Sono «chiacchiere di bottega», confidenze, suggerimenti, che presto però si aprono a qualcosa di più: una riflessione sull’immaginazione, sul tempo e l’identità, sul conflitto creativo tra forma e libertà. In questo senso Il mestiere dello scrittore è anche un’autentica autobiografia letteraria di uno degli autori più schivi del pianeta. È un libro pieno di curiosità e rivelazioni sul mondo di Murakami: dal fatto che la sua prima e più importante editor è la moglie, che legge tutto quello che scrive e di cui lui ascolta tutti i consigli; a quando riscrisse Dance Dance Dance due volte: la prima a Roma, in una stanza d’albergo confinante con una coppia un po’ troppo focosa, la seconda a Londra quando si accorse che il dischetto su cui aveva salvato il file del romanzo si era cancellato – mesi dopo però, per le bizze a cui i computer ci hanno abituato, la prima versione rispunta fuori e Murakami deve ammettere che la seconda, che senza l’inghippo informatico non avrebbe mai scritto, è molto migliore della prima. Murakami regala ai suoi lettori un libro pieno di confidenze, dettagli biografici, ammissioni di passi falsi, insomma: di umanità.
(Ed. Einaudi;  Frontiere)


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