Biglietto, signorina – Andrea Vitali

Incipit Biglietto, signorina

La mattina del 20 giugno 1949 il treno locale Milano-Sondrio delle dieci e quindici sostò alla stazione di Varenna più a lungo del solito.
Poco prima che il convoglio sbucasse dalla galleria il capotreno Ermete Licuti aveva pizzicato una viaggiatrice senza biglietto e, per di più, senza soldi per pagare tassa, sovrattassa e multa. Quindi l’aveva sorvegliata di persona e poi consegnata al capostazione varennese Amilcare Mezzanotti.
Il Mezzanotti discusse, contestò.
«Il regolamento parla chiaro, tocca a lei procedere», tagliò corto il capotreno.
«Vaffanculo te e il regolamento», rispose il capostazione quando però il Licuti era già lontano.
«Mi segua», disse poi alla ragazza che attendeva impalata davanti ai cessi e l’accompagnò nel proprio ufficio, dove per un po’ si limitò a osservarla.
Era una bella pollastra.
Età tra i diciotto e i venti, anno più anno meno, giovane come l’acqua comunque.
Capelli corvini, dentatura perfetta. Sarà stata la suggestione, ma al Mezzanotti parve che l’aria di quella mattina non fosse così profumata fino a pochi istanti prima.

Incipit tratto da:
Titolo: Biglietto, signorina
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti
Copertina di Biglietto, signorina di Andrea Vitali
Quarta di copertina / Trama

Alla stazione ferroviaria di Varenna, a pochi chilometri da Bellano, c’è trambusto. Il capotreno Ermete Licuti è sceso dal convoglio scortando una passeggera pizzicata senza biglietto. E senza un quattrino per pagare la multa. Fa intendere che arriva da Milano, che vuole andare a Bellano, ma non parla bene l’italiano, e capire cosa vuole è un bel busillis. Ligio alle norme, il capotreno non sente ragioni e consegna la ragazza al capostazione, Amilcare Mezzanotti, che protesta vivace. Il regolamento però è chiaro, la faccenda tocca a lui sbrogliarla. E così adesso il povero capostazione si trova lì, nel suo ufficetto, con davanti Marta Bisovich. Bella, scura di carnagione, capelli corvini, dentatura perfetta, origini forse triestine, esotica e selvatica da togliere il fiato. Siamo nel giugno del 1949, e sul lago di Como, in quel di Bellano, tira un’aria effervescente di novità. Ci sono in ballo le elezioni del nuovo sindaco, e le varie fazioni si stanno organizzando per la sfida nelle urne. Su tutte, la Dc, fresca dei clamorosi successi alle politiche del ’48, attraversata ora da lotte intestine orchestrate dall’attuale vicesindaco Amedeo Torelli, che aspira alla massima carica ed è disposto a giocare tutte le sue carte, lecite e anche no. La bella e conturbante Marta, invece, ha altre aspirazioni. Le basterebbe intanto trovare un posto dove poter ricominciare a vivere, e questo è il motivo per cui ha deciso di puntare le sue ultime chance sulla ruota di Bellano, dove certe conoscenze non sono nelle condizioni di negarle l’aiuto di cui ha bisogno. Biglietto, signorina – storia apparsa in una prima versione nel 2001 con il titolo L’aria del lago nell’omonima raccolta, e qui interamente reinventata, riscritta e ampliata – ci porta nel bel mezzo dell’Italia della ricostruzione, alle prese con la ritrovata libertà. In un paese che fatica a risollevarsi dalle macerie della guerra, ognuno tenta la sorte per imbastire il proprio futuro.
(Ed. Garzanti)

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