Il Consiglio d’Egitto – Leonardo Sciascia

Incipit Il Consiglio d’Egitto

Il benedettino passò un mazzetto di penne variopinte sul taglio del libro, dal faccione tondo soffiò come il dio dei venti delle carte nautiche a disperdere la nera polvere, lo aprì con ribrezzo che nella circostanza apparve delicatezza, trepidazione. Per la luce che cadeva obliqua dall’alta finestra, sul foglio color sabbia i caratteri presero rilievo: un grottesco drappello di formiche nere spiaccicato, secco. Sua eccellenza Abdallah Mohamed ben Olman si chinò su quei segni, il suo occhio abitualmente languido, stracco, annoiato era diventato vivo ed acuto. Ai rialzò un mento dopo, a frugarsi con la destra sotto la giamberga: tirò fuori una lente montata, oro e pietre verdi, a fingerla fiore o frutto su esile tralcio.

Incipit tratto da:

Il Consiglio d’Egitto - Leonardo Sciascia

Quarta di copertina / Trama
Palermo 1873. I baroni, pur fremendo di sdegno per le tentate riforme del viceré Caracciolo, continuano a giocare interi feudi al «biribissi»; le nobildonne leggono romanzi francesi proibiti; e il quarantenne pacioso abate Vella, sensibile alle dolcezze di questa società, coltivata speranze di vedersi assegnata una pingue abbazia che gli assicuri l’agiatezza. Per ingraziarsi la Sacra Real Maestà di Napoli, Vella «inventa» ex novo, con gusto di narratore e umanista, un antico codice arabo, appunto Il consiglio d’Egitto, che fa giustizia di tutti i privilegi baronali e restituisce al Regno la piena potestà sull’isola. Le prime indiscrezioni gettano lo scompiglio nella città. La risonanza è enorme.
L’abate diventa «il grande Vella», il Papa in persona si interessa alla sua salute. Una delle più straordinarie imposture che la storia della cultura ricordi ha così inizio nel bel mezzo dell’«epoca delle riforme» e la sua vicenda si lega ad una congiura giacobina: quella che il giovane avvocato Di Blasi tenta invano di condurre a termine, contro le usurpazione e gli arbitri dell’aristocrazia. Grande momento, e grande occasione perduta della storia siciliana, tale da affascinare uno scrittore come Sciascia. In questo racconto, così ricco di pregnanza morale e storica, e pur di carica fantastica, il lavoro di ricerca si risolve senza residui in una rappresentazione vivace ed intensa, ironica e commossa insieme: nella poesia insomma.
(Ed. Einaudi; Nuovi Coralli)

Bibliografia Leonardo Sciascia