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Ogni parola è un seme – Susanna Tamaro

Incipit Ogni parola è un seme

Da qualche tempo a questa parte ml trovo a pensare sempre più spesso alle sogliole. Mi accade mentre cammino per strada o nel breve attimo di sospensione delle coscienza che precede il sonno. Non alle sogliole già cucinate, nel piatto, ma a quelle vive, celate con il loro colore mimetico sul fondo del mare. Chi è abituato a usare la maschera subacquea, sa che sono difficili da individuare, ci si accorge dalla loro presenza sola per il lieve a regolare movimento che compie la sabbia sui loro corpi. Visibili sono solo gli occhi, uno accanto all’altro. Sono infatti gli occhi — e non i denti o le pinne o la struttura aerodinamica del corpo — a permettere a questo timidissimo esemplare di sopravvivere comandando le modifiche cromatiche dal manto, individuando i pericoli e segnalando l’avvicinarsi di possibili prede.
Non molti sanno però che la sogliola, similmente agli altri pleuronettiformi, non viene al mondo piatta, come noi la conosciamo, ma con une forma dorsoventrale, come tutti gli altri pesci. Alla schiusa, la larva si fa trasportare dalla corrente, poi, appena il corpo prende consistenza, inizia e nuotare regolarmente, muovendo la coda. Soltanto quando cominciano a plasmarsi la interiora si compie l’incredibile: l’intestino forma un’ansa che chiama a sé il resto del corpo. La prima a spostarsi a la bocca, seguita dalla ossa craniche, per ultimi migrano gli occhi.
Sa Hans Christian Andersen avesse conosciuto la biologia dalla sogliola, di sicuro le avrebbe dedicato une fiaba di struggente tristezza e i pleuronettiformi, accanto alla sirenetta, al cigno a al soldatino di stagno, avrebbero raggiunto fama mondiale. Tutti si sarebbero commossi davanti a un destino così crudele che fa nascere una creatura a forma di pesce per poi trasformarla in un tappeto volante.

Incipit tratto da:

Ogni parola è un seme - Susanna Tamaro

Quarta di copertina / Trama
Cos’è la parola?
Che senso ha la sua presenza nelle nostre vite? Immagino le notti paurose dei primordi, spezzate solo da rumori, urla, latrati e versi terrificanti, e poi, all’improvviso, quel suono piccolo, fragile, strano, che non si era mai sentito prima. La prima parola dell’uomo.In questa nuova raccolta di scritti, Susanna Tamaro si muove tra i poli opposti e complementari della parola e del silenzio: la parola portatrice e rivelatrice di senso, il silenzio come luogo di meditazione e di pace. Ma da tropo tempo la parola, che con il talento di progettare è ciò che distingue il genere umano, non sa più radicare né trovare verità e fondamento. Così l’umanità, dilaniata da agghiaccianti fanatismi e dalla confusione spirituale, vive immersa nel frastuono e nelle chiacchiere. Il silenzio è morto. Come possiamo cogliere il mistero, lo splendore della vita se non riusciamo a insegnare ai giovani che il frastuono impedisce un vero dialogo? se percepiamo una sola dimensione, quella della materia? se non sappiamo rinunciare alla sicurezza degli oggetti? E che significato può avere il nostro tempo, una volta privato della trascendenza? Con un linguaggio piano ma appassionato, ora indignato ora malinconico ora fantastico, l’autrice incalza il lettore, lo costringe a riflettere, lo fa consapevole che il “seme dell’inquietudine ferisce il nostro cuore”; ma solo quel seme può germogliare e spingerci al cammino.
(Ed. Rizzoli; Narrativa Italiana)

Bibliografia Susanna Tamaro