Patagonia blues – Laura Pariani

Incipit Patagonia blues

I viaggi hanno qualcosa a che fare anche con i racconti di storie. Mi riferisco non solo ai discorsi che spesso mi è capitato di ascoltare dalla bocca di chi mi stava seduto accanto, in treno o in corriera, ma anche al fatto che ogni volta che parto mi sento più leggera, con la testa sgombra e vagabondante, per me la condizione ideale per incontrare le storie. Sono pervasa di leggerezza perché, oltre a aver ridotto i miei bisogni al poco che il bagaglio a mano può contenere, mi lascio alle spalle le pesantezze del quotidiano. Così, ogni volta che varco la soglia dell’enorme antro della Estación de ómnibus di Buenos Aires, quando volto le spalle alla presenza oscura del porto, occultata dietro muraglie e filo spinato, mi sorprende sentire che la mia vita si trasforma in un foglio bianco pronto per registrare le sorprese e gli stimoli di nuove sensazioni, un paesaggio diverso, l’incontro casuale con uno sconosciuto. Guardando la gente che affolla la stazione del Retiro con valigie e zaini, mi basta poco — uno sguardo, una maniera di ridere o di nascondersi dietro gli occhiali scuri, i sottintesi di una frase ascoltata per caso — per accendermi in un gioco di fantasie.

Incipit tratto da:

Patagonia blues - Laura Pariani

Quarta di copertina / Trama
Non esistono più terre vergini, il pianeta è tutto e­splo­ra­to, controllato dal cielo, visibile ovunque. Quanto siano cambiati l’immaginario e la mentalità dell’uomo per questo mutamento epocale nessuno può ancora dire. Certo né i viaggi come quello di Odisseo (e del figlio Telemaco), né i resoconti di Francesco Carletti, né i diari dei grands tours settecenteschi potranno più essere scritti. Altra è oggi l’avventura vera ed esige l’erranza, la leggerezza (senza “vermi nell’anima”, scrive Laura Pariani), la capacità di vedere e ascoltare, e anche la fuga: dalle comodità, dai pregiudizi, dalle mete organizzate. Laura Pariani è andata per la prima volta a 15 anni in Argentina e in Patagonia, in un viaggio folgorante alla ricerca di un nonno che si era trasferito là. Su questo palinsesto i ritorni si sono accumulati come fonte inesauribile di scoperte di sé e della vita. Nella sua Patagonia il paesaggio del Fin del Mundo è segnato dalle ferite immedicabili dello sterminio indio. C’è uno spaesante contrasto tra la “discrezione dei manufatti umani”, spesso definiti “arrugginiti”, e la “densa vitalità” della natura. Alla più alta percentuale di suicidi dell’Argentina si affiancano i residui di una affascinante cultura arcaica e magica, che sconcerta il viaggiatore. Ma quanti miti, storie e incontri indimenticabili, soprattutto quando il fuegino – un po’ “ballista”, magari – si rivela uno straordinario affabulatore. Patagonia blues è solo la prima puntata di un pellegrinaggio, pieno di grazia e insieme di desolazione, nello spazio e nella storia argentina.
(Ed. Effigie: Stelle filanti)

Bibliografia Laura Pariani