Tommaso sa le stelle – Giovanni Montanaro

Incipit Tommaso sa le stelle

È un sentiero stretto, sassoso, dove le automobili passano a fatica. Se si viene dalla provinciale e si procede verso il Po, l’unico modo per scovarlo è ricordarsi che si imbocca dietro un platano storto, giallo-verde, circondato da un filo spinato come se avesse provato ad andarsene.
Pietro chiama quell’albero California. È difficile da riconoscere se si arriva troppo veloci. E anche quando si imbocca la stradina si teme di aver preso la direzione sbagliata, perché si prosegue a lungo tra pioppi e bacche, grilli e buche. Si capisce che si sta per arrivare solo quando si sente l’umido; il fiume si avvicina, è lì da qualche parte. A sinistra del grano appare il deposito giudiziario, grigio e grande, scrostato, l’edera addosso, le finestre scure da cui si affacciano gli oggetti abbandonati.

Incipit tratto da:

Tommaso sa le stelle - Giovanni Montanaro

Quarta di copertina / Trama
Pietro è il custode di un deposito giudiziario nel mezzo della Pianura Padana, a due passi dal Po. La sua è una vitalità burbera da grande solitario, da re in esilio fra proprietà che non appartengono più a nessuno e non sono ancora di nessuno – soprammobili, lampadari, attrezzi di scena, rubinetti. Da quando Nina lo ha lasciato spia la natura, la memoria e gli stessi sentimenti affidandoli, melomane nato, alle arie di opere che ascolta rigorosamente da vecchie cassette. Laura, la bella postina del paese, gli porta con regolarità la rivista “Navi e imbarcazioni” e risponde volentieri alla sua virilità senza parole. In questa routine appare – quasi dal nulla, come una volpe, come un miracolo – un ragazzino arabo che non riesce a spiegare esattamente da dove viene, ma conosce la maestà dei grandi fiumi e la severità petrosa dei deserti. Si è nascosto nel deposito e ce ne vuole per convincerlo che può lavarsi, vestirsi, mangiare, dormire, restare lì. Pietro e il ragazzino si studiano. Non sanno perché fidarsi l’uno dell’altro, non sanno, in maniera diversa, che cosa l’uno può fare per l’altro. Tommaso – così ha deciso per comodità di chiamarlo Pietro – viene da lontano, è sfuggito a una baby gang controllata da criminali e, senza sapere come, vuole una cosa sola: raggiungere il fratello in Inghilterra. Pietro vuole capire e, per farlo, gioca, inventa, mette sul piatto una lingua comune che spesso ha a che fare con il cielo, quello azzurro del giorno e quello popolato di stelle della notte. Nel giro di poche settimane il rapporto diventa quello che lega padre e figlio, quello che da un’intesa quasi animale si trasforma in umana compatibilità di destini. Pietro deve tenere nascosta la presenza di Tommaso, ma quando la situazione precipita – e non può che precipitare – quel deposito giudiziario perso in mezzo alla pianura diventa una fortezza da difendere, diventa Fort Alamo, diventa il futuro.
Giovanni Montanaro scrive un’avventurosa “favola contemporanea” sospesa fra la magia del fiume e la vastità del mondo, fra un padre che non è mai stato padre e un figlio che scopre di poter essere ancora figlio, fra il desiderio di perdersi dentro la solitudine e la scoperta dell’altro, luminosa come una costellazione, alta come un cielo.
(Ed. Feltrinelli; I Narratori)

Bibliografia Giovanni Montanaro