Treno 8017 – Alessandro Perissinotto

Incipit Treno 8017

«Pieno carico questa notte!».
«Ogni volta è così: cominciano a salire ’ncopp’o treno a Portici e a Salerno ci sta già la folla; dopo sono assalti all’arma bianca ogni volta che rallenti».
«Bisognerebbe sbatterli giù tutti; ’stu treno è un merci, ci stanno dei regolamenti».
«Eh, hai voglia coi regolamenti; ma lo sai tu quanti treni passeggeri passano su questa linea?».
«No».
«Due la settimana. E ti pare che con due treni alla settimana tutti sti cristiani possono campare?».
«Hai ragione pure tu. Io scendo a buttare dentro un po’ di carbone, che mo’ arriviamo alla galleria in salita».
Galleria Dell’Armi si chiama. Ecco, ci siamo dentro».
«Ih, ’cca sta già pieno ’e fumo, si fatica a respirare».
«Resisti che è ancora lunga. Due chilometri quasi».
«Perché caspita rallenti?».
«Non ce la fa, stiamo perdendo trazione. Spala, santo dio, spala».
«Qui il focolare è pieno, controlla ’a pressione».
«È al massimo».
«Ma stiamo quasi fermi; qui si soffoca».
«Santa madonna quanto fumo. Torniamo indietro, dài il segnale a quelli della macchina davanti, fischia su».
«Speriamo che abbiano capito. Ehi, voi della 480, leva indietro! Si torna fuori, qui ci sta troppo fumo!».
«Leva indietro, forza».
«Perché non si muove?».
«È bloccato, pare frenato».
«Mi sento male, dammi una mano…».
«Arrivo, aspetta…».

Incipit tratto da:

Treno 8017 - Alessandro Perissinotto

Quarta di copertina / Trama
Torino, giugno 1946. Nell’Italia liberata si fanno gli ultimi conti, si consumano postume vendette. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria, uomo di mezz’età, partigiano. L’epurazione che ha risparmiato senza riserve i tanti suoi colleghi veramente compromessi, ha colpito lui, per pura stupidità burocratica, e lo ha ridotto a un lavoro umiliante e un destino da povero. Quando legge sul quotidiano che è morto accoltellato l’unico pronto a testimoniare per lui del gesto patriottico che lo scagionerebbe, sente arrivato l’ultimo tradimento di una vita sempre matrigna. Ma Adelmo conosceva bene quel ferroviere, conosce l’ambiente: certi particolari, un certo ritratto che emerge della vittima non collimano e lo spingono a curiosare. E trova tra le cose del morto un articolo con il nome di un altro ferroviere e una scritta: «ITALIA 3 MARZO 1944 LA MIA VENDETTA PER TE». L’indagine che segue, per ottenere un titolo di merito che lo riabiliti, lo porta su una scia di sangue che da Torino attraversa la penisola: ad altre scritte, ad un mazzo di rose appassite, a una donna solitaria e fiera, all’odio alla paura e alla sciagura che solo la più grande sciagura della guerra può mimetizzare. Treno 8017 è un poliziesco «all’italiana», potendosi ormai così chiamare quel genere in cui trame «gialle» si radicano in caratterizzati ambienti delle mille patrie italiane, in personaggi accomunati da tratti umani familiari, e in quel particolare umore malinconico e amaro di chi apre l’uscio sugli interni delle case e delle vite. Il terzo del torinese Perissinotto.
(Ed. Sellerio; La memoria)

Bibliografia Alessandro Perissinotto