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Voglio guardare – Diego De Silva

Incipit Voglio guardare

Il litorale odora di ristoranti e di appena bruciato. Si contano le macchine, alle quattro di pomeriggio. Il mare è là ma non si sente. Sui cartelloni della pubblicità è pieno di occhi azzurri e denti dritti e cosce accavallate.
Sotto il manifesto di una radio locale – una faccia di femmina coperta da grandi occhiali scuri che sfiora la manopola della sintonia con le labbra socchiuse – Celeste aspetta.
Ha sedici anni e un corpo qualsiasi. Né bassa né magra. Porta spesso una bandana, in cui nasconde i capelli. Mai gonne, mai cappotti. Non si trucca, tranne un po’ di ombretto. Fa il terzo scientifico.
Oggi guarda in alto. La conosce, questa tinta del cielo. Sta per piovere, e sporco. Quell’acqua marcia che macchia i vestiti come varechina, e lascia sulle macchine una sabbiolina marrone che appiccica (spesso vedi la gente che prima di partire pulisce il vetro con un fazzoletto di carta, ché il tergicristallo farebbe solo peggio).
Celeste odora l’aria, la guarda, tira fuori la lingua e l’assaggia, con un dito si tasta prima una guancia e poi l’altra, come se dall’aderenza dell’umidità a quella zona della pelle potesse calcolare quanto manca alla caduta della pioggia.
Non si ferma mai a pensare a cose come queste. Se hanno fondamento, senso. Le fa. Non le ha imparate da nessuno. Non le ha mai dette a nessuno.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Voglio guardare
    • Autore: Diego De Silva
    • Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Diego De Silva

Voglio guardare di Diego De Silva

Quarta di copertina / Trama
Celeste ha sedici anni, un corpo come molti e un segreto tutto suo. Ogni tanto, spinta da non si sa quale bisogno, scende sulla litoranea e aspetta. Quando una macchina si ferma, lei sale.
Davide Heller è un avvocato penalista di successo. Vive solo in un grande appartamento, è un uomo giovane, bello, taciturno. Anche lui ha un segreto da sempre.
Il loro incontro è come una bomba guasta che non esplode mai.
Una mattina Davide Heller esce di casa in tenuta da jogging, con un grosso zaino sulle spalle: dentro, il cadavere di una bambina. Celeste lo segue per non mollarlo più.
Di cosa è fatto l’interesse che porta Celeste a frequentare la casa di un assassino senz’altro scopo apparente che non sia quello di conoscerla, scoprirla, camminare per le sue stanze quasi visitasse il male che l’uomo ha dentro? E perché Heller permette a un’estranea che non lo denuncia, non lo ricatta, non vuole nulla, di occupare un posto nella sua vita? Che cosa spinge due esistenze doppie, ordinarie e malate, a instaurare un incomprensibile legame che le induce a cercarsi, aggredirsi e difendersi senza ragioni?
Se c’è una cosa che De Silva sa fare è formulare domande tra le righe. E così togliere alla devianza, in qualunque sua forma, ogni aura d’eccezionalità, e farne poltiglia inutilizzabile per qualsiasi discorso etico. Lasciando, alla fine, un nucleo caldo e pulsante che non può essere contemplato da uno sguardo morboso, ma solo, e senza parole, da un occhio annichilito e lucido. Quel nucleo è il nostro mondo – lo stesso di Certi bambini -, un mondo dove il male alligna, irriconoscibile, in forme sempre più equivoche.
(Ed. Einaudi; L’Arcipelago)

Bibliografia Diego De Silva