L’anno della morte di Ricardo Reis – José Saramago

Qui il mare finisce e la terra comincia.

Incipit L’anno della morte di Ricardo Reis

Qui il mare finisce e la terra comincia. Piove sulla città pallida, le acque del fiume scorrono limacciose di fango, la piena raggiunge gli argini. Una nave scura risale il flusso tetro, è la Highland Brigade che va ad attraccare al molo di Alcantara. Il vapore è inglese, del Corriere Regio, lo usano per attraversare l’Atlantico, fra ondra e Buenos Aires, come una spola sulle vie del mare, di qua, di là, facendo scalo sempre negli stessi porti, La Plata, Montevideo, Santos, Rio de Janeiro, Pernambuco, Las Palmas, in quest’ordine o nell’inverso, e se non naufragherà nel viaggio, ancora toccherà Vigo e Boulogne-sur-Mer, infine entrerà nel Tamigi come ora sta per entrare nel Tago, e non ci si chieda quale dei due fiumi sia il maggiore, quale il villaggio.

Incipit tratto da:
Titolo: L'anno della morte di Ricardo Reis
Autore: José Saramago
Traduzione: Rita Desti
Titolo originale: O Ano da Morte de Ricardo Reis Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia José Saramago

Copertine di L'anno della morte di Ricardo Reis di José Saramago
Quarta di copertina / Trama

“Qui il mare finisce e la terra comincia”, “Qui dove il mare è finito e la terra attende”. Fra questo incipit e explicit mutati da Camoes, ma stravolti da José Saramago-Ricardo Reis che ama spigolare i sacri testi per trarre il segmento atto a sollecitare e insieme irridere il gusto liceale delle citazione semidotta, si snoda un singolare romanzo “neoclassico”, così come era un romanzo “barocco” il Memoriale del convento che ha dato fama italiana al narratore portoghese. Neoclassico non tanto per il discorso che è sempre il metadiscorso di un Seramago che si ascolta straniato e subito si auto commenta divertito mentre intesse di frasi fatte, di citazioni a ogni livello, dal proverbio allo slogan, dal verso dei classici al refrain della canzonetta, la sua prosa allusivo e arrovellata. ma neoclassico soprattutto per il carattere del protagonista, quel Ricardo Reis che nel coro degli eteronimi di Fernando Pessoa (Alberto Caeiro, il poeta bucolico, Alvaro de Campos il modernista, Bernardo Soares, il semi-eteronimo, e Fernando Pessoa “lui stesso”, per citare solo i più celebri), si poneva come il vate oraziano, distillatore di odi metrificate in lode di muse celate da nomi, classici anch’essi, di Lidia, Cloe, Neera. Anche la musa del Reis di Saramago di chiama Lidia, ma questo nome, applicato a una cameriera d’albergo, è all’inizio solo motivo di divertito stupore da parte del medico-poeta.
Tutto quanto fino a oggi sapevamo di Ricardo Reis era infatti solo la scheda che, estraendola dal fondo memoriale e mistificatore del proprio io diviso, c’è ne aveva dato lo stesso Fernando Pessoa: “Io vedo davanti a me, nello spazio incolore più reale del sogno, i volti, i gesti, di Caeiro, Ricardo Reis e Alvaro de Campos. Ne ho costruito l’età e le vite. Ricardo Reis è nato nel 1887 (non mi ricordo il giorno e il mese, ma me li sono segnati da qualche parte), a Porto, è medico e attualmente vive in Brasile… Caeiro era di statura media… Ricardo Reis è un poco, ma solo un poco, più basso, più robusto, più secco… Faccia rasa tutti, Caerio biondo scolorito, occhi azzurri; Reis di un vago bruno pallido; Campos tra il bianco e il e il bruno, tipo vagamente di ebreo portoghese… Ricardo Reis, educato in collegio di gesuiti, vive in Brasile dal 1919, espatriato volontariamente perché monarchico. È un latinista per educazione altrui e un semiellenista per educazione propria… Come scrivo in nome di questi tre? Caeiro per pura e insperata ispirazione… Ricardo Reis, dopo una deliberazione astratta, che d’improvviso si concretizza in un’ode… Reis scrive meglio di me, ma con un purismo che considero esagerato. Il difficile per me è scrivere la prosa di Reis, ancora inediita, o di Campos. La simulazione è più facile, anche perché più spontanea, in verso …”
Saramago ha messo in atto questa potenza di personaggio, togliendolo dalla sua immobilità atemporale, caricandolo, per introdurlo uomo di carne e sentimenti, in quella trama della storia sua contemporanea che lo stesso Fernando Pessoa aveva sempre solo osservato dal suo podio ironico e metafisico spettatore del mondo. Anche Ricardo Reis è uno spettatore o meglio, quando non lo sostituisce con un improvviso arretramento della cinepresa il “noi” della nostra contemporaneità, funziona come punto di vista della storia narrata. La vocazione di Saramago è il romanzo storico, il grande affresco societario materiato di tutte le tessere e di tutti i colores che definiscono un’epoca e la definiscono a ogni livello, di Storia e di storia, personaggi, accadimenti, gergo, immagini pubblicitarie, infatuazione collettive. In questo senso il vero protagonista del libro, come suggerisce il titolo, non è il Reis pessoano, ma quel 1936 in cui le camicie verdi del Portogallo salazariste si allineano con le camicie nere, brune, azzurre, di fascisti, nazisti e falangisti mentre giornali e radio parlano di Anchluss e di blitz etiopico, ma soprattutto di una guerra di Spagna osservata dall’altro lato dei Pirenei con connivenza e apprensione.
Un romanzo a chiave in cui anche il lettore “di fuori” si sentirà immediatamente coinvolto. E, nel cinquantenario della morte di Ferdinando Pessoa, un nuovo cattivante messaggio da un Portogallo che faticosamente ritrova la via dell’Europa.
(Ed. Feltrinelli; I Narratori)

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