Guardati dalla mia fame – Milena Agus e Luciana Castellina

Delle sorelle Porro pensava spesso che non servivano a niente, ma andare da loro le piaceva

Incipit Guardati dalla mia fame

Delle sorelle Porro pensava spesso che non servivano a niente, ma andare da loro le piaceva. C’era una grande pace: il tic tac della pendola, il profumo di qualcosa di buono che saliva dalla grande cucina, le loro facce chine sul lavoro di uncinetto o ricamo, il rosso rosato del tramonto che inondava le stanze, o la pioggerella fitta sui vetri.
(La tragedia)

Incipit tratto da:
Titolo: Guardati dalla mia fame
Autrici: Milena Agus e Luciana Castellina
Casa editrice: nottetempo

Bibliografia Milena Agus

Copertina di Guardati dalla mia fame di Milena Agus e Luciana Castellina
Quarta di copertina / Trama

È forse la prima volta che un avvenimento, in questo caso un efferato delitto, viene raccontato in uno stesso libro da due voci contrapposte che entrano nella pelle della vittima o dell’aggressore. Nella Puglia del dopoguerra, terra di passaggio dove si incontrano reduci, transfughi, tedeschi e alleati, in occasione di un comizio di Giuseppe Di Vittorio, politico e sindacalista, avviene un linciaggio. Milena Agus e Luciana Castellina entrano nei fatti, ciascuna con la propria passione e la propria ragione, minuziosamente documentate. Milena Agus penetra nel palazzo delle vittime, e le ricrea con la sua smagliante e amorosa immaginazione, mentre Luciana Castellina ricostruisce la storia di quegli anni, assai poco nota, e le circostanze che fecero di una folla di poveri braccianti e delle loro donne dei feroci assassini: una all’interno, l’altra all’esterno, in due superfici che si toccano senza conoscersi, il palazzo e la piazza, e che quando vengono a contatto, esplodono.
(Ed. nottetempo)

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