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L’ipotesi del male – Donato Carrisi

Incipit L’ipotesi del male

La stanza 13 dell’obitorio di Stato era il girone dei dormienti.
Si trovava al quarto e ultimo livello del sotterraneo, nel gelido inferno delle sale frigorifere. Il piano era riservato ai cadaveri senza identità. Di rado qualcuno chiedeva di visitarlo.
Ma quella notte era in arrivo un ospite.
Il custode lo attendeva davanti all’ascensore con il naso sollevato al soffitto. Osservava i numeri che apparivano uno alla volta sul quadro luminoso e scandivano la discesa della cabina, e intanto si domandava chi potesse essere l’inatteso visitatore. Ma, soprattutto, s’interrogava sul motivo per cui si era spinto fino a quel confine lontano dalle cose dei vivi.
Quando l’ultimo numero luminoso si accese, ci fu un lungo attimo di silenzio, poi le porte della cabina si spalancarono. Il custode osservò l’ospite, un uomo oltre la quarantina che indossava un completo blu scuro. E subito – come accadeva sempre a chi metteva piede per la prima volta laggiù – vide dipingersi lo stupore sul suo volto quando capì di non avere di fronte un ambiente rivestito da piastrelle bianche, illuminato da asettici neon, bensì pareti di colore verde e punti luce arancione.

Incipit tratto da:

    • Titolo: L’ipotesi del male
    • Autore: Donato Carrisi
    • Casa editrice: Longanesi

Bibliografia Donato Carrisi

L'ipotesi del male di Donato Carrisi

Quarta di copertina / Trama
C’è una sensazione che tutti, prima o poi, abbiamo provato nella vita: il desiderio di sparire. Di fuggire da tutto. Di lasciarci ogni cosa alle spalle. Ma per alcuni non è solo un pensiero passeggero. Diviene un’ossessione che li divora e li inghiotte. Queste persone spariscono nel buio. Nessuno sa perché. Nessuno sa che fine fanno. E quasi tutti presto se ne dimenticano. Mila Vasquez invece è circondata dai loro sguardi. Ogni volta che mette piede nell’ufficio persone scomparse – il Limbo – centinaia di occhi la fissano dalle pareti della stanza dei passi perduti, ricoperte di fotografie. Per lei, è impossibile dimenticare chi è svanito nel nulla. Anche perché la poliziotta ha i segni del buio sulla pelle, come fiori rossi che hanno radici nella sua anima. Forse per questo Mila è la migliore in ciò che fa: dare la caccia a quelli che il mondo ha dimenticato.
Ma se d’improvviso alcuni scomparsi tornassero con intenzioni oscure?
Come una risacca, il buio restituisce prima gli oggetti di un’esistenza passata. E poi le persone. Sembrano identici a prima, questi scomparsi, ma il male li ha cambiati. Alla domanda su chi li ha presi, se ne aggiungono altre. Dove sono stati tutto questo tempo? E perché sono tornati? Mila capisce che per fermare l’armata delle ombre non servono gli indizi, non bastano le indagini. Deve dare all’oscurità una forma, deve attribuirle un senso, deve formulare un’ipotesi convincente, solida, razionale… Un’ipotesi del male. Ma per verificarla non c’è che una soluzione: consegnarsi al buio.
(Ed. Longanesi)

Bibliografia Donato Carrisi